Quella gente viaggiava all’estero come andava in prigione.

Quella gente viaggiava all’estero come andava in prigione.

Alla piccola Dorritt pareva che la società in mezzo alla quale vivevano assomigliasse a Marshalsea (la prigione dei debitori di Londra: ndr), sebbene in una sfera superiore. Quella gente viaggiava all’estero come andava in prigione: per debiti, per ozio, per compagnia, per curiosità e in generale perché non sapeva cosa fare in casa propria. Arrivavano nelle città straniere affidati alla custodia dei corrieri, come i debitori arrivavano alla prigione con le guardie, viaggiavano nelle chiese e nelle gallerie come i prigionieri vagavano nel cortile con monotonia e stanchezza (…). Quando partivano erano invidiati da quelli che restavano, i quali fingevano di non avere alcuna voglia di andarsene e questa era invariabilmente l’abitudine di Marshalsea.

Charles Dickens, La piccola Dorritt

Il matrimonio ideale è tra uno scrittore e il suo editor.

Il matrimonio ideale è tra uno scrittore e il suo editor.

Street photography, dalla rete.

(..) Il problema dei gusti musicali era già stato risolto in vita, sia pure tardivamente. Per anni Joyce Carol Oates aveva sopportato le musiche predilette dal marito, dall’“Inno alla gioia”, a Mahler, all’“Alexander Nevsky” di Prokofiev, senza avere il coraggio di dire che quel “furore maschile” (parole sue) a lei non piaceva. E che il finale della Nona sinfonia beethoveniana le faceva l’effetto di “chiodi piantati nel cranio”. Lui smise di sentire quei dischi, si mise a fare il cuoco, il giardiniere, il correttore di bozze per la rivista. Leggeva volentieri la saggistica della moglie, un po’ meno i romanzi, troppo neri e violenti (e morì quando ancora gliene mancavano). Cominciamo a capire i segreti di un matrimonio riuscito. Più avanti, arriva la Regola: “Avevamo l’abitudine di non condividere nulla di deprimente, sconvolgente, demoralizzante o semplicemente noioso, a meno che non ce ne fosse l’assoluta necessità”. E la super Regola:
“Il matrimonio ideale è tra uno scrittore e il suo editor”.

Mariarosa Mancuso, Il Foglio, 19 novembre 2011