Provi a segare le gambe del letto.

Provi a segare le gambe del letto.

Street photography, dalla rete.

(..) Coppie sempre appiccicate, quasi simbiotiche, capaci di lavorare nella stessa stanza o di stare ore seduti in silenzio. Quadretti da far venire i brividi alla schiena a chi, pur vivendo da solo, se deve scrivere o lavorare o ascoltare musica
chiude la porta dello studio, non si sa mai. A chi non riesce a stare nella stessa
stanza con una persona senza (almeno) chiacchierarci, possibilmente non del tempo che farà, ma di libri, film, serie tv. I due memoir valgono come frammenti di un discorso sul lutto, e come discorsi sul buon funzionamento di un matrimonio. Joyce e Joan raccontano il primo anno di vedovanza, concordando sul fatto che questo è il punto di svolta. Passati i dodici mesi, non è più necessario porre ogni giorno la questione: “Soffro meno se mi comporto come se lui fosse ancora vivo, oppure cambio abitudini, orari, mobili di casa, guardaroba?”. Per quanto simbiotiche, capita nelle coppie che quel che piace all’uno non piaccia all’altro, e qui la faccenda si complica.
Cosa fare del giardino che Mr Smith curava amorevolmente, e Mrs Oates distrattamente ammirava? Joyce Carol Oates, un po’ meno incline al pensiero magico della collega (adepta dello zen e della teoria del complotto), decide che terrà il giardino, piantando però solo vegetazione bisognosa di poche cure. Fantastica soluzione, apparentata con la storiella del tizio che va dal rabbino, dopo molte sedute dallo psicoanalista, per esporgli un problema irrisolto.
“Dottore, sotto il mio letto ci sono mostri che si agitano tutta la notte e non mi fanno dormire”. Il rabbino guarda il questuante senza scomporsi, e con più prontezza di uno strizzacervelli suggerisce: “Provi a segare le gambe del letto”.

Mariarosa Mancuso, Il Foglio, 19 novembre 2011