Quello era un sabato.

Quello era un sabato.

L’aria assolata era piena di radio e grammofoni in competizione fra loro sulla soglia di empori e di negozi di musica. Per tutto il giorno, davanti a quelle entrate c’era una folla in ascolto. I pezzi che li toccavano erano ballate dalla melodia e dall’argomento semplice, che dicevano di lutti castighi e pentimenti cantati con voce metallica, confuse, sottolineate da interferenze o dal grattar di puntine – voci disincarnate che uscivano a tutto volume da mobiletti di finto legno o da trombe che raschiavano come ghiaia sulle facce rapite, le lente mani nodose da tempo modellate sulla terra impervia, lugubri, dure e tristi.

Quello era un sabato (..).

W.Faulkner, Santuario, Adelphi

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