L’Apocalisse non è la desolazione, è la salvezza.

L’Apocalisse non è la desolazione, è la salvezza.

“Non sono mai stato un ottimista o un pessimista. Sono solo un apocalittico”, aveva detto McLuhan in un’intervista. Ma non lo intendeva certo nel senso di Eco, e anzi detestava quei cristiani cupi che mescolano Spengler e Adorno con Giovanni di Patmos e ci dicono che tutto va a rotoli: “L’Apocalisse non è la desolazione. E’ la salvezza. Nessun cristiano può esser mai ottimista o un pessimista: quelli sono stati mentali puramente secolari”.

Guido Vitiello, Il Foglio

 

Le uova sono “cose attestate dai sensi, che vengono da Dio”.

Le uova sono “cose attestate dai sensi, che vengono da Dio”.

“La filosofia di San Tommaso si basa sull’universale convinzione comune che le uova sono uova”, aveva scritto Chesterton. Se per l’hegeliano l’uovo è in realtà una gallina in quanto parte del processo continuo del divenire, se per il berkeleyano le uova in camicia esistono solo come esiste un sogno, se il pragmatico s’interessa solo di uova strapazzate, per il tomista le uova sono “cose attestate dai sensi, che vengono da Dio”. E McLuhan in tutta la sua opera non ha parlato d’altro che di sensi, di percezione e consapevolezza del mondo, del corpo umano e delle tecnologie che ne sono l’estensione: la clava estende il braccio, la ruota il piede, la parola il pensiero, gli abiti la pelle, fino alle tecnologie elettriche ed elettroniche che estendono il sistema nervoso centrale trasformando la terra in un cervello palpitante percorso da impulsi che guizzano in ogni direzione. Ogni nuova tecnologia cambia il nostro modo di essere al mondo e di percepirlo: “il medium è il messaggio”, recita la sua formula arcinota.

Guido Vitiello, Il Foglio

L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

Nel culto asettico dell’igiene è implicito un disgusto per il corpo e la materia: questo puritanesimo da toletta, insomma, ripudia l’incarnazione. E agli occhi di McLuhan, che si definiva “un tomista per il quale l’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino”, questo era il supremo peccato contro lo spirito. Si fece cattolico, si può dire, per amore del mondo: “La mia sete di verità era sensuale in origine”, scrisse in una lettera alla madre Elsie nel 1935, all’alba della conversione, quando aveva poco più di vent’anni ed era uno studente balzato a Cambridge dal Canada, dove era nato nel 1911. Se aveva deciso di rinnegare il pur blando protestantesimo della sua educazione, è perché la religione cattolica è la sola che “scende a patti con i termini che le nostre sette hanno odiato e hanno designato con brutti appellativi – come ‘carnale’ che è squisitamente vicino a ‘carnaio’”.

Guido Vitiello, Il Foglio