Occorre pensarlo in una riuscita, nonostante tutto, grazie a tutto.

Occorre pensarlo in una riuscita, nonostante tutto, grazie a tutto.


Aldilà delle sceneggiate mondane pur sicuramente brillanti di DSK, cui tutti i suoi amici di champagne possono offrire testimonianza, e aldilà dei suoi indubbi meriti di economista, conta quel che ora andrà dicendo, conta la scena che sta allestendo in quel di Manhattan. Prendersi un celebre avvocato è suo diritto, ma il suo dovere è un altro: non si può delegare la propria impresa. Tocca esporsi in prima persona, perché solo quel che si dice conta, racconta, testimonia della propria grandezza. Sarebbe come mettere in bocca “l’essere o non essere” al becchino di Yorick, che tra l’altro non è nemmeno in quella scena. E’ da quel che DSK dirà che sarà giudicato, non dalla corte ma da Dio, vale a dire da quell’Io più intimo che in ciascuno alberga. DSK parli, la verità sarà quella del suo tono, la qualità del suo dire sulle lance dei suoi significanti. Lì DSK giocherà la vera partita, per cui ha messo in scena tutto questo prologo. La sua voce farà la differenza; se vi abdica, se si limita a una cosuccia conforme, è giusto che venga condannato. Finora tace, ma voglio pensare sia solo un trucco per il gran coup de théâtre. Se oserà, allora se li sarà meritati settant’anni d’immortalità. Anche la prigione gli sarà cara, occasione di altre gesta di scrittura e di parola. Ha voluto sbattere la testa contro il muro, questo muro non sarà del pianto ma il foglio che
testimonierà della sua redenzione. A questo occorre pensare, a nostra e ad altrui consolazione e speranza, quando un fratello, un tombeur, tombola; occorre pensarlo in una riuscita, nonostante tutto, grazie a tutto.

Umberto Silva, Il Foglio, 20 maggio 2011

La grande impresa domestica centrata sui figli.

La grande impresa domestica centrata sui figli.


La signora Levov era, come mia madre, una massaia ordinata, impeccabilmente cortese, una bella donna piena di riguardo per i sentimenti di tutti, capace di far sì che i suoi figli si sentissero importanti: una delle tante donne di quell’epoca che non sognarono mai di liberarsi dalla grande impresa domestica centrata sui figli.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi