Tu cerchi abissi che non esistono (non mi ero mai sbagliato di più sul conto di nessuno in vita mia).

Tu cerchi abissi che non esistono (non mi ero mai sbagliato di più sul conto di nessuno in vita mia).


Il mio bisogno di scoprire un substrato, il mio perdurante sospetto che ci fosse qualcosa di più di quello che vedevo, faceva nascere in lui la paura che potessi dirgli, senza tante esitazioni, che non era quello che voleva farci credere di essere… Ma poi pensai: perché dedicargli tutte queste riflessioni? Perché tanta voglia di conoscere quest’uomo? Sei così curioso perché una volta ti ha detto, a te, e solo a te:”Il basket è un’altra cosa, Skip”? Perché aggrapparsi a lui? Che ti piglia? Qui c’è soltanto quello che vedi. Quest’uomo vuole solo essere guardato. E’ sempre stato così. Non è un trucco, tutta questa verginità. Tu cerchi abissi che non esistono. Quest’uomo è l’incarnazione del nulla.

Mi sbagliavo. Non mi ero mai sbagliato di più sul conto di nessuno in vita mia.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Capire bene la gente non è vivere.

Capire bene la gente non è vivere.


(..) come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati er discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male, e dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato.

Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato.

Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco.

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco.

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco, abbandonandosi nel corpo e ancor di più nell’anima, con quell’amore per l’altro che tanto differisce dalla
brutalità ma anche dall’idealizzazione. Dal profondo sud, dalla maschilista Catania, Brancati ha avuto il coraggio di denunciare tutto ciò: per un eccesso d’idealizzazione il bell’Antonio non riesce a far l’amore con la bellissima Barbara. Il film di Bolognini fornirà un pertinente lieto fine: Mastroianni perde la Cardinale ma mette incinta una spaurita camerierina – sempre loro, le cameriere, il sale e il pepe della terra. Non c’è niente da ridere, così funzionano le cose dell’amore, e così è giusto che funzionino. Non la bellezza del partner provoca il piacere, ma la bellezza di quel desiderio che in ciascuno alberga e che spesso, per viltà o calcolo, viene preservato, nell’avaro timore di consumarlo, quando invece lo si perde proprio perché non lo si dona. Abbandonarsi all’altro per scoprirsi differente da quel che si è sempre pensato, pare un’impresa tropo arrischiata, addirittura imbarazzante o funesta.

Umberto Silva, Il Foglio, 17 maggio 2011.