E’ nostalgia. Cazzate.

E’ nostalgia. Cazzate.

Sous la terre, copyright http://troisiemeoeil.org

– Ero certo che avresti trovato ributtante questo sentimentalismo.

– Proprio quello che stavo pensando di te.

– Tu sei uno di quelli che ha bandito tutti i sentimenti superflui dalla propria vita. Nessun desiderio puerile di tornare a casa. Nessuna tolleranza per ciò che non è essenziale. Tempo solo per ciò che è indispensabile. Dopo tutto, quello che chiamiamo “il passato”, quando ci si incontra in queste occasioni, non è un frammento di un frammento del passato. E’ il passato inesploso: non si ripesca nulla, nulla, proprio nulla. E’ nostalgia. Cazzate.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Esiste qualcosa di peggio del farsi domande troppo presto nella vita, è farsele troppo tardi.

Esiste qualcosa di peggio del farsi domande troppo presto nella vita, è farsele troppo tardi.

Lo amavano tutti, una persona assolutamente per bene che avrebbe potuto sfuggire per sempre agli stupidi sensi di colpa. S’intendeva di guanti, e non c’era alcun motivo per cui dovesse occuparsi d’altro. Invece è stato tormentato dalla vergogna, dall’incertezza e dal dolore per il resto della vita. Gli incessanti interrogativi di una coscienza adulta non hanno mai rappresentato un ostacolo, per lui. Il senso della vita lo trovava, in qualche modo. Non voglio dire che fosse un uomo semplice. Alcuni credevano che lo fosse perché per tutta la vita è stato buono. Ma Seymour non è mai stato semplice. La semplicità non è mai così semplice. Tuttavia c’è voluto un certo tempo perché cominciasse a farsi domande. E, se esiste qualcosa di peggio del farsi domande troppo presto nella vita, è farsele troppo tardi.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

So che dal cielo qualcosa splende su di me.

So che dal cielo qualcosa splende su di me.

Una volta siamo stati tutti a casa sua per la festa del Ringraziamento.mamma Dwyer, il fratello minore di Dawn, Danny, la moglie di Danny, tutti i Levov, i nostri figli, tutti, e Seymour si è alzato per fare un brindisi e ha detto:”Io non sono religioso, ma quando mi guardo intorno, a questa tavolata, so che dal cielo qualcosa splende su di me”:

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Lungi dal fior le tue man tenghi (Il Fiore XVI).

Lungi dal fior le tue man tenghi (Il Fiore XVI).
Quand’i’ vidi lo Schifo sì adolzito,
Che solev’esser più amar che fele
Ed i’ ‘l trovà’ vie più dolce che mele,
Sap[p]iate ch’i’ mi tenni per guerito.
Nel giardin me n’andai molto gichito
Per dotta di misfar a quel crudele,
E gli giurai a le sante guagnele
Che per me non sareb[b]e mai marrito.
Allor mi disse: «I’ vo’ ben che·ttu venghi
Dentr’al giardin[o] sì com’e’ ti piace,
Ma’ che lungi dal fior le tue man tenghi.
Le buone donne fatt’ànno far pace
Tra me e te: or fa che·lla mantenghi,
Sì che verso di me no sie fallace».

Dante Alighieri (?), Il Fiore

Quando il nuovo giorno nasce e si mette comodo, di chi sarà la colpa se non sei in giro? (Take the long way home)

Quando il nuovo giorno nasce e si mette comodo, di chi sarà la colpa se non sei in giro?  (Take the long way home)

Quindi pensi di essere un Romeo
recitando la parte in una mostra di quadri
prendi la strada più lunga per arrivare a casa
prendi la strada più lunga per arrivare a casa

perchè sei la barzelletta dei vicini di casa
perchè dovrebbe interessarti se ti senti bene?
prendi la strada più lunga per arrivare a casa
prendi la strada più lunga per arrivare a casa

ma ci sono momenti in cui ti senti
come se fossi parte di uno scenario
tutta la vegetazione sta venendo giù, ragazzo
e poi tua moglie sembra pensare
che tu sia parte dell’arredamento, è strano,
prima ti considerava un tipo così simpatico

quando i giorni solitari si trasformano
in notti solitarie, tu fai un viaggetto
verso le luci della città e
prendi la strada più lunga per arrivare a casa
prendi la strada più lunga per arrivare a casa

non vedi mai quel che vuoi vedere
giocando sempre nella galleria
prendi la strada più lunga per arrivare a casa
prendi la strada più lunga per arrivare a casa

e quando sei sul palco, è incredibile,
indimenticabile, quanto ti adorino
ma poi tua moglie sembra pensare
che tu stia perdendo la tua sanità mentale
disastro, non c’è via d’uscita?

ti senti come se la tua vita
stia diventando una catastrofe?
è perché devi crescere, ragazzo
quando guarderai indietro gli anni
e vedrai quel che potevi essere,
cosa sarebbe potuto esserci,
se solo avessi avuto più tempo

quindi, quando il nuovo giorno
nasce e si mette comodo
di chi sarà la colpa se non sei in giro?
tu hai preso la strada più lunga per arrivare a casa
tu hai preso la strada più lunga per arrivare a casa

Supertramp

Mandami i tuoi tifoni.

Mandami i tuoi tifoni.

Tu sei il mare, ostacolo e legame,
strada maestra e insondabile baratro.
Mi limito a solcarlo: vascelletti
e barchette di vane parole.

Mandami i tuoi tifoni, i grandi aratri
che fino al cuore scavano e rovesciano.
Travolgimi fino a dove le mie sillabe,
vagiti e gusci, non hanno più senso.

Maria Luisa Spaziani

Il male inestirpabile delle relazioni umane.

Il male inestirpabile delle relazioni umane.

Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c’è un senso. E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea. E’ artificiale e, anche allora, comprata al prezzo di un ostinato straniamento da se stessi e dalla propria storia. L’uomo bello e buono col suo modo indulgente di affrontare il conflitto e la contraddizione, l’ex atleta sicuro di sé, ragionevole e pieno di risorse in ogni lotta con un avversario leale, si trova a doversi misurare con un avversario che leale non è – il male inestirpabile delle relazioni umane – ed è spacciato.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Sono un uomo. Sono un marito. Sono un padre. Dirigo un’azienda.

Sono un uomo. Sono un marito. Sono un padre. Dirigo un’azienda.

Di’ a Bill e Melissa di venire a passare un weekend qui con noi- – Oh, sarebbero proprio contenti di venire qui. – Senti, ti piacerebbe, in settembre, andar via di casa? In una scuola preparatoria per l’ultimo biennio? Forse sei stufa di vivere in famiglia e di stare qui con noi. – Sempre lì a fare p-progetti. Sempre a cercare di indovinare la soluzione più ragionevole. – Che altro dovrei fare? Non dovrei fare progetti? Sono un uomo. Sono un marito. Sono un padre. Dirigo un’azienda. – Dirigo un’aaa-aaa-azienda, dunque sono.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

Perché le cose sono come sono?

Perché le cose sono come sono?


Continuava a spiare dall’esterno la propria vita. Per tutta la vita ha cercato di seppellire questa cosa. Ma come poteva?

Mai, in tutta la sua vita, aveva avuto l’occasione di chiedersi “Perché le cose sono come sono?” Perché avrebbe dovuto farlo, se per lui erano sempre state perfette? Perché le cose sono come sono? Una domanda senza risposta, e fino a quel momento era stato così fortunato da ignorare addirittura che esistesse la domanda.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi

La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia.

La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia.


Un uomo che si ritrova in mano le carte sbagliate per la partita da giocare. Assolutamente impreparato a ciò che sta per abbattersi su di lui. Come avrebbe potuto sapere, con tutta la sua bontà così accuratamente calibrata, che il prezzo di una vita obbediente era tanto alto? Ci si rassegna all’obbedienza per abbassare il prezzo. Una bella moglie. Una bella casa. Un’azienda magistralmente gestita. Un padre difficile trattato abbastanza bene. L’aveva realizzata per davvero, la sua versione del paradiso. Così vivono gli uomini di successo. Sono buoni cittadini. sono fortunati. Sono riconoscenti. Dio sorride loro. Se ci sono problemi, si adattano. E poi tutto cambia e diventa impossibile. Più nulla e nessuno che sorrida loro. E allora chi riesce ad adattarsi? Ecco un uomo che non è stato programmato per avere sfortuna, e ancora meno per l’impossibile. Ma chi è pronto ad affrontare l’impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l’incomprensibilità del dolore? Nessuno.

La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti.

Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi