Tu·ssai veramente Che·ttu mi se’ intra·lle man caduto (Il Fiore II).

Tu·ssai veramente Che·ttu mi se’ intra·lle man caduto (Il Fiore II).


Sentendomi ismagato malamente
Del molto sangue ch’io avea perduto,
E non sapea dove trovar aiuto,
Lo Dio d’Amor sì venne a me presente,
E dissemi: «Tu·ssai veramente
Che·ttu mi se’ intra·lle man caduto
Per le saette di ch’i’ t’ò feruto,
Sì ch’e’ convien che·ttu mi sie ubidente».
Ed i’ risposi: «I’ sì son tutto presto
Di farvi pura e fina fedeltate,
Più ch’asses[s]ino a·Veglio o a Dio il Presto».
E quelli allor mi puose, in veritate,
La sua boc[c]a a la mia, sanz’altro aresto,
E disse: «Pensa di farmi lealtate».

Dante Alighieri, Il Fiore

Il Fiore I.

Il Fiore I.


Lo Dio d’Amor con su’ arco mi trasse
Perch’i’ guardava un fior che m’abellia,
Lo quale avea piantato Cortesia
Nel giardin di Piacer; e que’ vi trasse
Sì tosto c[h]’a me parve ch’e’ volasse,
E disse: «I’ sì ti tengo in mia balìa».
Alló·gli pia[c]que, non per voglia mia,
Che di cinque saette mi piagasse.
La prima à non’ Bieltà: per li oc[c]hi il core
Mi passò; la seconda, Angelicanza:
Quella mi mise sopra gran fredore;
La terza Cortesia fu, san’ dottanza;
La quarta, Compagnia, che fe’ dolore;
La quinta apella l’uon Buona Speranza.

Dante Alighieri