La gelosia non è più di moda.

La gelosia non è più di moda.

La gelosia non è più di moda,
è una follia che non s’usa più.
Devi aver il cuor contento,
stile novecento, per goder la gioventù.

Se tu sei triste bevi un Whisky and Soda
così all’amore non ci pensi più.
Prendi il mondo allegramente,
sempre sorridente e felice sarai tu.

All’amor tuo non chieder mai:
“Dove vai, cosa fai?”,
e se un tormento provi in te
devi sorridere perchè…

La gelosia non è più di moda,
è una follia che non s’usa più.
Devi aver il cuor contento,
stile novecento, per goder la gioventù.

Perchè sei triste e non dormi più?
Perchè vuoi dunque consumar la gioventù
per un amore vano che non fa per te?
Sta allegro, caro, e dai ascolto a me.

All’amor tuo non chieder mai:
“Dove vai, cosa fai?”,
e se un tormento provi in te
devi sorridere perché…

La gelosia non è più di moda,
è una follia che non s’usa più.
Devi aver il cuor contento,
stile novecento, per goder la gioventù.

(PanzeriRastelliSchisa)

E se scappo e nessuno mi insegue?

E se scappo e nessuno mi insegue?


La gattamorta non prende la macchina da sola la sera, non si concede al primo appuntamento, neanche al secondo e forse nemmeno al terzo per precisa strategia d’accalappiamento, la gattamorta finge pudicizia, tace languidamente invece di fare battute cameratesche, si ubriaca con un sorso di birra ma senza risultare scomposta, ha freddo, le pesa la borsa, è misteriosa ma con bisogno di protezione, non commette mai lo stupido errore di diventare amica di un uomo, si fa desiderare, scappa invece di inseguire (senza prendere in considerazione la spaventosa eventualità che tormenta le non gattemorte: e se scappo e nessuno mi insegue?) e naturalmente vince sempre.
Annalena Benini

Vaccate sacre.

Vaccate sacre.

Quando mi chiedono con quali criteri ho scelto gli artisti da segnalare a Sgarbi per la Biennale rispondo: il piacere. Gli interlocutori fanno sempre delle facce contrariate: il piacere non sta bene, se un’opera d’arte non fa soffrire non è contemporanea, pare. Sono bigotti hegeliani convinti non solo che lo Spirito del Tempo esiste, e fin qui, ma che davanti a esso bisogna obbligatoriamente
prostrarsi. Inutile discutere: lo Zeitgeist è un dogma. Potrebbe almeno essere uno Spirito benigno? No, nemmeno la sua natura sadica e sgradevole può essere oggetto di contestazione. Scrive Jean Clair in un prezioso volumetto intitolato “Breve storia dell’arte moderna” (Skira) che l’estetica del disgusto ha preso il posto dell’estetica del gusto: “Nella misura in cui i pubblici poteri sembrano incoraggiare queste manifestazioni che d’acchito risultano scioccanti, e trovarle quasi necessarie, sarei tentato di credermi in presenza dell’espressione di una nuova sacralità, ma una sacralità al contrario, negativa”. Mi viene in mente l’atteggiamento reverenziale di Letizia Moratti verso i bambini impiccati e i medi alzati, le vaccate sacre di Maurizio Cattelan. La recente confessione di François Pinault, padrone di Gucci e di Palazzo Grassi, toglie spazio ai dubbi residui: “L’arte è diventata la mia religione. Altri vanno in chiesa a pregare”. Certo, lui preferisce inginocchiarsi davanti ai feticci in decomposizione di Damien Hirst.

Camillo Langone