Bisogna senza dubbio che noi partecipiamo alla permanenza della passione di Cristo nel tempo.

Bisogna senza dubbio che noi partecipiamo alla permanenza della passione di Cristo nel tempo.


Non è un discorso! Questo capovolgimento, dove il limite non esiste, anzi è totalmente sconfitto, è il miracolo, ma il miracolo di cui uno vive.

«Un parere medico è un parere medico, lo so bene, e vi sono anche i miracoli segreti. Ma, mentre rifiutiamo ogni giorno il miracolo della santità, il solo che dipende da noi, perché chiederemmo dei miracoli gratuiti? Bisogna senza dubbio che noi partecipiamo alla permanenza della passione di Cristo nel tempo. Fra questi uomini che incrocio per la vita, fra questi burocrati intorno che mi esasperano, fra questa mediocrità da cui io mi lascio mordere. Occorre che vi partecipiamo ben altrimenti che per mezzo di discorsi, di articoli o di slanci generosi. Io non so per chi lavora questo povero visino offuscato, questa piaga al nostro fianco per anni ed anni forse, questo povero destino sempre travagliato, sempre mortificato » (Emmanuel Mounier, 3 marzo 1940, a una sua amica).

Luigi Giussani, L’io rinasce in un incontro (1986-1987) BUR

Per non lasciarlo solo a lavorare col mistero di Cristo.

Per non lasciarlo solo a lavorare col mistero di Cristo.


Nella casa di Emmanuel Mounier, chiunque fosse stato invitato, ministro o uomo di cultura – perché tutti i grandi di allora sono passati di lì –, avrebbe visto al posto d’onore della tavola l’idiota, la piccola idiota, perché essa era il segno della morte di Dio, della croce di Cristo.

«Che senso avrebbe tutto questo…» (..) «tu senti in questa povera vocina supplichevole [ecco la cosmicità del piccolo, anche del più piccolo gesto per il cristiano] il gemito di tutti i bambini martiri nel mondo, il rimpianto di aver perduto l’infanzia nel cuore di milioni di uomini che ci chiedono come un povero sul ciglio della via: “Parlate, voi che avete il vostro amore, le mani piene di luce, voi certo vorrete farci un dono anche a noi”. Se non facciamo che soffrire, subire, resistere, sopportare, noi non reggeremo e verremo meno a ciò che ci viene richiesto. Dalla mattina alla sera non pensiamo a questo male come a qualcosa che ci viene tolto, ma come a qualcosa che noi doniamo per non demeritare di questo piccolo mistero che sta in mezzo a noi, per non lasciarlo solo a lavorare col mistero di Cristo. Non voglio che noi perdiamo questi giorni, dimenticando di considerarli per quello che sono: giorni pieni di una grazia sconosciuta» (Emmanuel Mounier , 20 marzo 1940, lettera alla moglie).

Luigi Giussani, L’io rinasce in un incontro (1986-1987) BUR