Tu devi partire dal fatto che hai le farfalle nello stomaco per questo qua.

Tu devi partire dal fatto che hai le farfalle nello stomaco per questo qua.


(..) la cosa che più mi impressiona è che uno smette di avere paura della realtà. Mi ha impressionato (lo dico in negativo però…) una mia amica l’altro giorno che mi diceva: «Guarda, volevo dirti questa cosa, che forse, in qualche modo, credo di avere una preferenza per quel tale ragazzo», e io le ho detto: «Ma scusa, ma che “mezze cartucce” siamo diventati? Sei innamorata o no?». «Mah, forse…». «Sì o no?». Non si dà il nome giusto alle cose. E la risposta che lei mi ha dato mi ha fatto capire qual è il punto: «Beh, c’è un’alta probabilità di rischio…». E io: «Di rischio di cosa?». «Che non vada come voglio io». Mi è venuto in mente quanto siamo legati all’esito e, soprattutto, che ci perdiamo il meglio perché questa qua dopo è partita dicendo: «No, tranquillo, io mi sto già chiedendo Chi e perché me l’ha dato». «Ma cosa stai dicendo?!», le ho detto. E poi l’ho sfidata: «Guarda che è umano, tu devi partire dal fatto che hai le farfalle nello stomaco per questo qua. Il punto è che allora, quando ti accorgi che hai addosso una cosa così, che non riesci a strapparti di dosso, ti puoi chiedere: “Ma chi mi sta dando questa cosa qua?”», perché se no ci perdiamo veramente il meglio di tutto.

Julián Carrón, Tracce n.3, marzo 2011

Il giudizio è paragonare tutto quello che accade con le esigenze elementari.

Il giudizio è paragonare tutto quello che accade con le esigenze elementari.


(..) lei ha dato un giudizio. E così dimostra in maniera solare che il cammino che lei ha fatto – perché è vero quello che dici, che tutto dipende da quello che è successo, ma dobbiamo poterlo verificare – ha ridestato così potentemente il suo io da poter vedere la televisione e non andare dietro a quello che dice la televisione, bensì giudicarlo. Stampatevelo in testa: solo avendo ridestato tutto il mio io sono in grado di giudicare! Che cos’è il giudizio? Paragonare tutto quello che accade con le esigenze elementari. Quanto più è chiara l’evidenza di queste esigenze elementari tanto più sono in grado di giudicare; e non di giudicare su questioni teologiche, ma di giudicare proprio la situazione politica, cioè quello
che sento dire alla televisione.
Julián Carrón, Tracce n.3, Marzo 2011

Gridò: “Lazzaro, vieni fuori!” (I miracoli di ogni tipo).

Gridò: “Lazzaro, vieni fuori!” (I miracoli di ogni tipo).

I miracoli di ogni tipo: il modo di parlare («Nessuno ha mai parlato come questo qui»), i miracoli materiali (disse: «Alzati» al paralitico da vent’anni; gridò: «Lazzaro, vieni fuori!»). Miracolo è una, starei per dire, performance umana inimmaginabile prima, ma una performance umana. La gamba era la gamba di un uomo che si tirava diritta. La vita era la vita di un uomo che ritornava nel cadavere. Era miracolo anche lo spettacolo di bontà che dava. Mentre si avvicinava alla città vide un funerale e dietro il feretro una donna che piangeva. «Gli dissero: “Portano a seppellire il figlio di una donna vedova”. Allora Gesù si fece avanti e disse: “Non piangere!”», il che, come dicevo un po’ di tempo fa ad altri, è paradossale. Come fa uno a dire a una madre vedova che ha lì il figlio morto: «Non piangere»? E, invece, è la testimonianza di una tenerezza senza paragoni, è come l’apertura, un’apertura brevissima, l’accenno brevissimo e improvviso di un mare di tenerezza verso l’uomo, che era proprio quello che faceva colpo sulla gente: un miracolo di bontà.

Luigi Giussani, L’io rinasce in un incontro, BUR

Nell’esprimere una preferenza si apre e manifesta una profondità d’amore (Gesù pianse).

Nell’esprimere una preferenza si apre e manifesta una profondità d’amore (Gesù pianse).


Immaginiamo su quella lingua di spiaggia, in quell’ultima ombra che stava diventando sempre più chiara, quel gruppetto di uomini attoniti, di fronte ad un Uomo risorto, così vivo, così uomo, così tempestivo e presente nella loro realtà concreta. E quella umanità ci appare dai racconti dei Vangeli capace di un’affezione che se è per tutti non è però generica, anzi proprio nell’esprimere una preferenza si apre e manifesta una profondità d’amore. Molte volte gli evangelisti sottolineano queste predilezioni di Gesù, segni di un’umanità vera: dal giovane ricco di cui Marco nota: «Allora Gesù, fissando il suo sguardo su di lui, lo amò…» (Mc 10,21); a Lazzaro, di cui le sorelle diranno in un messaggio a Gesù: «Signore, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3), ed era così vero che Gesù, quando si trovò di fronte alla sua tomba, si commosse e si turbò, e l’evangelista Giovanni ci dice: «Gesù pianse. Esclamarono perciò i Giudei: “Guarda come lo amava!”» (Gv 11,35-36).

Luigi Giussani, Alla ricerca del volto umano, BUR