Quel cieco guardava l’avvenimento che l’aveva toccato con semplicità e con sincerità.

Quel cieco guardava l’avvenimento che l’aveva toccato con semplicità e con sincerità.

El Greco, La guarigione del cieco nato.


Essere semplici o sinceri vuol dire escludere i «ma», i «se», i «forse», i «però», e dire pane al pane e vino al vino. «Ha dato la vista a un cieco» narra il Vangelo di san Giovanni: tutto quello che hanno detto e obiettato i Farisei non c’entrava con l’accaduto, nasceva da qualcosa di estraneo, da un preconcetto che era già prima in loro. Il cieco nato invece ha detto: «Io non ci vedevo, ci vedo, dunque questo è un profeta, perché Dio non fa queste cose senza un significato». Quel cieco guardava l’avvenimento che l’aveva toccato con semplicità e con sincerità. Il danno nella considerazione di un oggetto, tanto più grave quanto più quest’ultimo c’entra con la vita, è lasciare subentrare questioni o fattori estranei all’oggetto stesso, che alterano il rapporto con esso e, soprattutto, ci impediscono l’affezione ad esso.
Luigi Giussani, Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli

La mancanza di reale desiderio del vero.

La mancanza di reale desiderio del vero.

Bisogna invece guardare il fatto, l’avvenimento, con semplicità, vale a dire bisogna guardare l’avvenimento per quel che dice, per quello che comunica alla ragione, al cuore, senza introdurre per valutarlo fattori estranei, che non c’entrano con esso. Analogamente, lo sguardo al messaggio è «sincero» se guarda a esso per come è portato, per quel che riporta, senza introdurre dei «ma», dei «se»,
dei «forse», dei «però», che sono il fuoco di fila con cui l’impostura che è nell’uomo – la mancanza di reale desiderio del vero – ci distacca dalla realtà, disturba il nostro contatto con essa, ci fa fuggire, ci impedisce di conoscerla e di giudicarla. Il contrario di sincero, cioè impostore, menzognero, indica pertanto l’introduzione di qualcosa di estraneo nel rapporto con la realtà.
Luigi Giussani, Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli