Sono valori, se sono dentro un disegno più grande.

Sono valori, se sono dentro un disegno più grande.


Ora potremmo chiederci: chi ha più interesse a operare questa riduzione, a legittimare questa «interpretazione» del tutto, e perciò a stabilire quali siano i «valori» da sostenere? È il potere.
Perché il potere, attraverso il richiamo ai «valori» che stabilisce, pretende dalla gente ubbidienza secondo il proprio disegno. E al disegno del tutto supplisce il proprio disegno. Li abbiamo conosciuti storicamente questi passaggi: il «valore» è la patria. Il «valore» è la razza. Il «valore» è il proletariato. Il «valore» è la serietà professionale e tecnica. Il «valore» è la pace.
Certo che sono valori, se sono dentro un disegno più grande. Altrimenti sono spunti e pretesto per un nuovo dominio e un nuovo dispotismo. Io vorrei che pensassimo quanto questa dinamica sia vera e si attui in tutti i campi. Dal rapporto con chi io debbo dirigere, ai rapporti in famiglia, nello Stato, nella Chiesa. In tal modo la società è determinata e dominata dal moralismo. Chi aderisce ai valori conclamati dalla mentalità comune, quello è un galantuomo. In altri campi ne combina di tutti i colori, ma questo non c’entra, nessuno se ne scandalizzerà.

Luigi Giussani, L’io, il potere, le opere.

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