Shikataganai (non ci si può fare nulla).

Shikataganai (non ci si può fare nulla).

E se non è la sola terra a misurarsi tanto spesso con il volto meno benevolo della natura, l’arcipelago nipponico è probabilmente quello che ne ha realizzata la più profonda trascrizione all’interno del proprio sistema culturale.
Nell’individuo e nella società giapponese vivono fianco a fianco un partecipe culto della natura e un freddo fenomenismo naturalistico. Com’è noto, ogni manifestazione della cultura nipponica presenta, anche in epoca postmoderna, incessanti rimandi alla realtà naturale, e in particolare alla vicenda delle stagioni, cioè al divenire della natura. L’atteggiamento con cui la mente giapponese si relaziona a tale divenire è improntato a un operoso fatalismo; in un orizzonte concettuale privo di particolari sporgenze metafisiche, essa si muove su un doppio binario: da un lato un pragmatismo a forte connotazione sociale, dall’altro una sommessa rassegnazione al corso degli eventi naturali. Così accanto all’intervento operativo, pianificato, meticoloso e disciplinato e rivolto pressoché esclusivamente al ripristino dei meccanismi produttivi, ha luogo un processo di razionalizzazione dell’ineluttabile, che immancabilmente approda al capolinea dello “shikataganai”, “non ci si può fare nulla”, la frase/pensiero con cui ogni giapponese riesce a disarmare qualsiasi situazione di scacco.
Il Foglio, 12 marzo 2011.

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