La morsa del salto

La morsa del salto

Il desiderio è scivolare in sé,
è un ombelico interno che concentra
ogni energia, la rapida che preme
sul pettine ruggente della diga.

È scrimolo infernale, il punto-crisi
dell’acqua che sprofonda verso i quieti
allegretti del fiume. Ma mi si stringe
crudelmente la morsa del salto.
Maria Luisa Spaziani

Immagina Gesù e la Samaritana.

Immagina Gesù e la Samaritana.

Immagina Gesù e la Samaritana: devi guardare Gesù in faccia veramente, veramente, non trascendendo o astraendo. Non devi astrarre da niente: è un uomo seduto a un pozzo che parla con una donna. Se tu lo guardi in faccia veramente – e lo guardi per il desiderio del bene, non per curiosità: «Voi mi avete seguito perché vi ho sfamato, e non avete cercato che segno significasse: essere riuscito a sfamarvi con pochi pani, doveva farvi accorgere che io son più che uomo, che tra voi c’è qualcosa di più che un uomo» (Gv 6, 26-27.) -, se tu lo guardi in faccia veramente, desiderando il bene e il vero, allora capisci il bene e il vero che ci sono in Lui.
È un Tu che domina, non delle cose da rispettare; non delle leggi da rispettare,
ma è una Presenza che domina. Questa è l’origine del dolore, questa è l’origine del cambiamento, questa è l’origine della conversione.

L. Giussani, Si può (veramente?!) vivere così?

L’orologio segna un’ora di più (Fragole infinite).

L’orologio segna un’ora di più (Fragole infinite).

R.Magritte, Il tempo trafitto.


Fragole infinite di cent’anni fa,
auto gialle corrono nel blu
l’orologio fermo sopra la città
nella torre segna un’ora in più.
Tu sei il profumo di rosa e il fiume mi parlerà
di te conosce ogni cosa e sa.
L’oro che regali lo disegnerò
sopra un cielo fatto di bontà
l’ora delle fragole ti ha detto si
dalla torre della libertà.
Alberto Fortis, Fragole infinite.

Come in una cattedrale

Come in una cattedrale

Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.

Maria Luisa Spaziani

Dille che se può io potrò aspettare.

Dille che se può io potrò aspettare.

Vincent Van Gogh, Albicocchi in fiore.


Mentre il giorno sparisce primavera verrà
sarà dolce e nervosa ma non mi scapperà
salirò sul battello e non la fuggirò
sarò avvolto per sempre e la bacerò
e i suoi lunghi capelli non li rivedrò più
ahi settembre lontano, dalle un bacio per me.
La tempesta di neve non mi sorprenderà ahi settembre che sarà.
Lascio tutto a te, dille del mio amore
dille che se può io potrò aspettare
l’accompagnerò, dentro il mio giardino
sempre la terrò, da vicino, sempre, sempre.

Alberto Fortis, Settembre

Chi ti nutriva in quegli anni incredibili quando di te ignoravo gli occhi e il nome? (Volo sopra le Alpi).

Chi ti nutriva in quegli anni incredibili quando di te ignoravo gli occhi e il nome? (Volo sopra le Alpi)


Volo sopra le Alpi, il tuo ricordo copre
la pianura del Po fino alle nevi dell’Etna.
Sei il mio paesaggio, la mia patria,
il mio emblema, il respiro profondo.

Sei l’albero di cui sono la chioma,
fiorisco alta sui tuoi folti rami.
Le tue radici mandano la linfa
che sale e canta e nutre le mie cellule.

Chi le nutriva in quegli anni incredibili
quando di te ignoravo gli occhi e il nome?
Quella voce segreta che sussurra
nei giorni giovani le sillabe: “Aspetta!”.

Maria Luisa Spaziani

Quando facevi l’amore, tu lo facevi guardando il cielo (Johnny goodbye).

Quando facevi l’amore, tu lo facevi guardando il cielo (Johnny goodbye).

Doug Kipperman, Sun space


Ho una condanna, ma io sono innocente
e la mia vita mi si sgretola in mano.
Lo devo ad uno spillo dentro al cuore
Johnny fa tanto male.
E mi vedevo già serena e felice
e mi spogliavo lentamente allo specchio
e le sentivo le tue mani addosso
ma adesso non è importante.
Johnny good bye, tu non mi scorderai mai.
Quando facevi l’amore
tu lo facevi guardando il cielo
Johnny lo sai, lo sai che mi mancherai
perché è così naturale e aspetterò, aspetterò.
Soltanto frasi fatte e senza valore.
Cosa vuol dire tu non devi soffrire
ti spezzo un braccio e griderai di dolore.
Johnny e questo è male
E poi marcire in una stanza da sola
come un’idiota gli occhi fissi nel vuoto
mi lascio andare ma ne sono cosciente
ma adesso non è importante.
Johnny tu non mi appartieni e non ti cercherò
io non sarò più padrona di niente
in questo film la cinepresa mi riprenderà
in un’intollerabile presente
per quanto può valere ancora, ti amo
ma questo non mi porterà mai lontano
Johnny good bye tu non mi scorderai mai.
Quando facevi l’amore
tu lo facevi guardando il cielo
Johnny lo sai, lo sai che mi mancherai
perché è così naturale e aspetterò, aspetterò
Io non ti chiedo di sparire e non vederti più
perché io non lo voglio veramente
sarò una sposa senza amore e senza libertà
nemmeno quella di tornarti in mente
come una rosa che non vuole appassire
io mi dimentico che sto per morire.
Johnny good bye tu non mi scorderai mai.
Quando facevi l’amore
tu lo facevi guardando il cielo
Johnny lo sai, lo sai che mi mancherai
perché è così naturale e aspetterò, aspetterò.
Johnny good bye.

Mina

La primavera non arrivava mai lentamente.

La primavera non arrivava mai lentamente.


In primavera la montagna diventava verde di colpo, gonfiandosi sotto il cielo. La primavera non arrivava mai lentamente. Un mattino era lì, all’improvviso, e il suo profumo impregnava l’aria. Il vecchio annusava l’odore intenso della terra, ricordandosi di altre primavere, altri anni. Si stupiva di come la gente ricordasse gli odori…Non come le cose che si vedono.

Cormac McCarthy, Il guardiano del frutteto, Einaudi

E una stretta forte della mia mano, per te donna, che non mi scappi più (Un gelato al limon).

E una stretta forte della mia mano, per te donna, che non mi scappi più (Un gelato al limon).

Fortunato Depero, Pupazzo che beve Campari Soda.


E ti offro la luna del pomeriggio
Per il sogno arabo che ami tu,
E una stretta forte della mia mano,
per te donna che non mi scappi più.

Donna che stai entrando nella mia vita
con una valigia di perplessità.
Ah, non avere paure che sia già finita
ancora tante cose quiest’uomo ti darà.

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_francesco_de_gregori_125/testo_canzone_un_gelato_al_limon_113035.html
Tutto su Francesco De+Gregori: http://www.musictory.it/musica/Francesco+De+Gregori

Un gelato al limon
Paolo Conte

E si calmava in una rumba senza fine (Chi siamo noi).

E si calmava in una rumba senza fine (Chi siamo noi).

Chi siamo noi… e dove andiamo noi
a mezzanotte in pieno inverno ad Alessandria…
Chi siamo noi col collo del paltò
tirato su nel vento di Torino…

Era già così… quando Bastian Caboto andava
in pieno mare, intorno a lui la curiosità
spalancava allora in un sospiro il suo ventaglio
di meraviglie americane,
e si calmava in una rumba senza fine…

Chi siamo noi e dove andiamo noi?

Chi siamo noi, che ci diciamo noi
nello sbadiglio immenso di Milano?
Chi siamo noi e dove andiamo noi
nel sonno spalancato sul silenzio…

Era già così… Vasco da Gama andava andava
in pieno mare, e intorno a lui la verginità del mondo
gli parlava come un gatto il suo dialetto fresco
di mattino Zulu…

Paolo Conte