Tendevo sempre oltre.

Tendevo sempre oltre.

Giovanni Segantini, Trittico delle Alpi.

Tendevo sempre oltre, sempre al di là, nelle altezze. Dalle colline lacustri salii sui monti, tra i contadini e i pastori, tra la gente di montagna. Lassù volsi audacemente lo sguardo al sole. E studiai la natura più profonda nelle sue forme più vitali e nei suoi colori più vivaci.
Giovanni Segantini

Il culo di pietra.

Il culo di pietra.

Giovanni Giacometti, Val Bregaglia, 1912

Star seduti il meno possibile; non fidarsi dei pensieri che non sono nati all’aria aperta e in movimento – che non sono una festa anche per i muscoli. Tutti i pregiudizi vengono dagli intestini. Il culo di pietra è il vero peccato contro lo Spirito Santo.

F.Nietzsche, Ecce homo.

No, Clarice: desidera.

No, Clarice: desidera.

Hannibal Lecter: Prima regola Clarice: semplicità. Leggi Marco Aurelio: di ogni singola cosa chiedi che cos’è in sé, qual è la sua natura. Che cosa fa quest’uomo che cerchi?

Clarice Starling: Uccide le donne

Lecter: No, questo è accidentale. Qual è la prima cosa che fa, uccidendo che bisogni soddisfa?

Starling: Rabbia, accettarsi socialmente, frustazione sessuale…

Lecter: No, Clarice. Desidera.

Omni die sufficit malitia sua.

Claude Monet, Irises

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

Matteo 6,25-34

Io non ho un io.

Io non ho un io.

Si tratta pur sempre di un’intepretazione: in mancanza di un io, se ne interpretano alcuni, e dopo un po’ si interpreta meglio quello che ti aiuta a cavartela meglio. Se tu mi dicessi che ci sono delle persone, come l’uomo dell’ultimo piano al quale ora minacci di consegnarti, che hanno in realtà un forte senso di se stessi, dovrei dirti che stanno solo facendo la parte di persone con un forte senso di se stesse (..).

Tutto ciò che posso dirti con certezza è che io, per esempio, non un io, e che non voglio o non posso assoggettarmi alla buffonata di un io.

Philip Roth, La controvita, Einaudi

Mentre lui copriva di baci il miracolo che gli sovrastava.

Mentre lui copriva di baci il miracolo che gli sovrastava.

Con uno strattone aprì la vestaglia, lui non reggeva più, mentre lei, forse gemendo e lacrimando di nuovo, abbassava la larga scollatura della camicia. Ne spuntò il piccolo seno destro condannato.
Fu uno sfolgorio di sole entrato direttamente nella stanza, che sfavillò, fiammeggiò tutta. Il rossore del capezzolo, più grosso di quanto lo aveva immaginato Demka, emerse davanti a lui e gli occhi non tolleravano tanta erubescenza.
Asja si chinò vicinissima alla sua testa e lo tenne così.
“Bacialo! Bacialo!” aspettava, esigeva lei.
Aspirando il corpo segreto che gli veniva offerto, comincio a urtarvi come un vitello, grato, estasiato. Con labbra frettolose premeva contro tutta quella sinuosa superficie carica di linfa, che serbava la sua forma costante: non si sarebbe potuto modellare nulla di più fluido e stupendo.
“Te ne ricorderai? Ti ricorderai com’era, com’ero?”
Le lacrime di Asja gli cadevano sulla testa rapata.
Lei non glielo toglieva, non l’allontanava e lui tornava ancora al rossore e dolcemente faceva con le labbra ciò che un futuro bambino di lei non avrebbe mai fatto con quella mammella. Nessuno entrò, mentre lui copriva di baci il miracolo che gli sovrastava.

Aleksandr Solgenitsin, Divisione cancro, Garzanti

Non c’era più una ragione di vivere.

Non c’era più una ragione di vivere.

Protraeva il gemito, quasi volesse strappargli l’anima.

Demka non vedeva il suo viso rigato di lacrime, le ciocche di capelli gli s’infilavano negli occhi. Morbide, titillanti.

Cercava qualcosa da dirle, ma non ci riusciva. Le stringeva semplicemente la mano, fortissimo, perché smettesse. Aveva compassione di lei più che di se stesso.

“Perché vi-vere?” singhiozzava lei. “Per-ché?”

A questa domanda, Demka avrebbe potuto rispondere qualcosa dalla sua confusa esperienza, ma non avrebbe potuto definirla con esattezza. Anche se l’avesse saputo, a giudicare dai lamenti di lei, né lui né chiunque altro avrebbe potuto convincerla. L’esperienza di Asja non poteva darle altro: non c’era più una ragione di vivere.

Aleksandr Solgenitsin, Divisione cancro, Garzanti

Non lo si possa disabituare dal meravigliarsi.

E’ mai possibile che l’uomo sia fatto in modo tale che non lo si possa disabituare dal meravigliarsi?

“Due lettere l’anno!” si lamentò lei.

Olèg fece di sì col capo: cosa normale.

“L’anno scorso invece ne ebbi una sola. In maggio. Da allora nulla!”

Ed ecco che si attaccava già a un filo: donne!

“Non ci faccia caso” la rassicurò Kostoglotov con fare autorevole. “Due lettere ciascuno all’anno, se lo immagina quante migliaia sono? La censura è pigra. Nel lager di Spasskij un detenuto addetto alle stufe andò a ripulirle d’estate e nella stanza dei censori ne trovò duecento, di lettere mai spedite. Si erano dimenticati di dargli fuoco.”

Per quanto glielo avesse detto con dolcezza, per quanto dovesse pur essersi abituata a tutto, ora lo guardava con occhi inorriditi.

E’ mai possibile che l’uomo sia fatto in modo che non lo si possa disabituare dal meravigliarsi?

Aleksandr Solgenitsin, Divisione cancro, Garzanti