Non dovresti spassartela da solo.


Lei teneva le mani appoggiate in cima a un paletto e il mento posato sulle mani, e lui non l’aveva vista finché non aveva parlato. Sembrava che fosse lì da giorni, con incalcolabile pazienza, in attesa che lui passasse.
(..)
Che fai? gli chiese.
Vado a spasso, rispose.
Vai a spasso?
Già. Tutto qui.
Lei spostò un sasso con la punta della scarpa. Con chi vai a spasso?
Be’, con nessuno. Da solo.
Le punte dei suoi seni erano stampate sulla stoffa come monete. Lo guardava guardare. Non dovresti spassartela da solo, gli disse, con un accenno di sorriso agli angoli della bocca e gli occhi socchiusi con malizia.
Cormac McCarthy, Il guardiano del frutteto, Einaudi

Un senso religioso desto, senza rimozioni o censure.


Impegnandoci con il testo de Il senso religioso, potremo allora verificare se l’incontro con Cristo ha «resuscitato o potenziato» il senso originale di dipendenza, il nucleo di evidenze ed esigenze originali (di verità, giustizia, felicità, amore) che don Giussani chiama «senso religioso» e che si destano nell’impatto dell’io con la realtà. Ora, se è vero che l’emergenza di tali evidenze ed esigenze originali è in un certo senso inevitabile, è altrettanto vero che la coscienza di esse è normalmente ridotta, offuscata o messa a tacere. È ciò che si può cogliere nella debolezza o nella assenza, anche fra noi, magari dopo anni di permanenza nel movimento, del senso del mistero nella percezione del nostro io, che viene così tragicamente ridotto
– molto più spesso di quanto ci rendiamo conto – a somma di prestazioni e di reazioni, a conseguenza di antecedenti storici e biologici, a prodotto delle circostanze. Ecco perché un senso religioso desto, senza rimozioni o censure, costituisce un segno e una verifica dell’incontro con qualcosa d’altro più grande di sé.
Julián Carrón, Milano, 26 gennaio 2011