Caro mio ben

Caro mio ben

Caro mio ben,
credimi almen,
senza di te
languisce il cor,
caro mio ben,
senza di te
languisce il cor.

Il tuo fedel
sospira ognor.
Cessa, crudel,
tanto rigor!
Cessa, crudel,
tanto rigor,
tanto rigor!

Caro mio ben
credimi almen,
senza di te
languisce il cor,

caro mio ben
credimi almen,
senza di te
languisce il cor.
Giuseppe Giordani

Il fatto, proprio perché è un segno, chiede la libertà.


Gli stessi fatti sempre hanno un’interpretazione. Se io vedo due persone in metropolitana – ho fatto
spesso questo esempio – che si scambiano un regalo che io ho visto in un negozio “Tutto a un
euro”, posso dire: «Queste persone si stimano soltanto un euro», o: «Queste persone attraverso
questo dono si dicono quanto si vogliono bene». Il fatto è lo stesso. Davanti ai miracoli di Gesù uno
diceva: «L’ha fatto per il potere di Dio», l’altro: «L’ha fatto per il potere del diavolo». Il fatto,
proprio perché è un segno, chiede la libertà, per questo la libertà si esprime – dice Giussani –
nell’interpretazione del fatto. La questione è quale delle due interpretazioni dà più ragione di tutti i
fattori del fatto, di tutti gli elementi del fatto! Se tu fossi lì a dare a una persona amata il regalo che
vale un euro non è che ti fermi al valore monetario del dono: «Ti voglio bene, attraverso un euro o
attraverso un milione di euro». Non è questione di prezzo, è un segno attraverso cui ti dico quanto ti
voglio bene. Per questo è falso fermarsi al valore monetario: perché l’interpretazione data del fatto è
riduttiva. Non perché non occorra un’interpretazione, no, ma l’interpretazione che tu stai dando è
riduttiva dell’esperienza che sto facendo io, per questo non mi sento capito. La questione è: che
cosa ti consente di non ridurre il fatto a un’interpretazione a volte così meschina? Soltanto se uno ha
una semplicità che consente di capire tutta la portata di quello che sta succedendo lì.
Julián Carrón, 12 gennaio 2011.