La tristezza è la condizione che Dio ha collocato nel cuore dell’esistenza umana.

La tristezza è la condizione che Dio ha collocato nel cuore dell’esistenza umana, perché l’uomo non si illuda mai tranquillamente che quello che ha gli può bastare.

Luigi Giussani, Si può vivere così? Rizzoli

Annunci

2 pensieri su “La tristezza è la condizione che Dio ha collocato nel cuore dell’esistenza umana.

  1. Vediamo se ho capito: c’è un Dio, questo crea l’Eden, un posto dove “i fiumi e i frutti sono di tutti” tranne quelli dell’albero della conoscenza del bene e del male. Crea l’uomo, maschio e femmina, libero ma non di conoscere il bene e il male. L’uomo disobbedisce, conosce il bene e il male, si copre i genitali, Dio lo scaccia.
    Poi ci ripensa, invia suo figlio per salvarlo dalla morte.
    Però lascia nel cuore dell’uomo la tristezza per far sì che l’uomo non s’illuda mai che ciò che ha gli può bastare…

    • Ho la sensazione che il buon LeRoy (pronunciato come a Parigi o come se fossimo in un isola normanna? ci faccia sapere) si diverta a provocare, senza altro scopo che questo. D’altra parte questo blog non è approvato dal Sant’Uffizio e non ha velleità di sorta se non quelle di condividere le “pagine con le pieghe” di chi vi scrive. Dunque è solo per una sorta di reale simpatia verso l’amico LeRoy che rispondo come posso su ciò che percepisco essere molto più grande di me: ed anche perché mi aiuta a ridarmi le ragioni. Mi auguro anche che il Nostro frequenti altri blog, più adeguati al suo nichilismo pratico (altrimenti non mi spiegherei perché sia così spesso qua da noi: fatte le debite proporzioni, non frequento siti di milanisti, per esempio, che ci vado a fare?).
      C’è una questione di fondo, che toglie di torno tutte le domande su ciò che è stato capito oppure no, e riguarda il fatto che Dio è inconoscibile. E’ evidente che non ci siamo fatti da soli, che non siamo venuti al monto volendo che accadesse: c’è una storia che documenta di come Dio si sia manifestato in Cristo, compiendo il tragitto inverso a quello che gli uomini cercavano di fare, andando come a tentoni, come diceva San Paolo. Dunque pretendere di comprendere il comportamento di Dio, il Mistero infinito, come se fosse riducibile a quello che siamo o che pensiamo è davvero troppo, come immaginare che possa stare dentro le nostre logiche. Una cosa è chiara: Dio ha più a cuore la nostra libertà che qualunque altra cosa, per cui accade che ci stia persino il peccato originale, che non solo non venga impedito, ma che diventi, come diceva Agostino, felix culpa.
      Le nostre logiche ci direbbero che sia da pazzi mandare il proprio Figlio per salvarci dalla morte: chiedendogli di morire in croce, soffrendo come noi, dopo essere diventato come noi. E’ così poco logico che la salvezza passi da lì che non riusciamo a capirlo. Eppure ci manda suo Figlio, lo fa morire per noi e ci lascia liberi di accettare le conseguenze di questo. La tristezza ce la lascia, non come se fosse la catena, più o meno lunga, che tiene il cane legato: la tristezza ce la lascia come coscienza di quella sproporzione fra noi e l’Infinito. Prova ad eliminarla, e resterebbe la sproporzione: e come chiameresti il dolore per la malattia, la morte, la mancanza? Sei libero di far finta che non ci sia, ma rimane. Così come sei libero di vedere quello che accade intorno a te di positivo, e aprire il tuo cuore, oppure chiuderlo. Ciao.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...