Il senso religioso è il criterio ultimo di ogni giudizio.


Ora, perché è così decisivo oggi il ridestarsi del senso religioso? Perché abbiamo questa urgenza? È decisivo perché il senso religioso è il criterio ultimo di ogni giudizio, di un giudizio vero e autenticamente «mio»: se non vogliamo «essere ingannati, alienati, schiavi di altri, strumentalizzati» (L. Giussani, Il senso religioso, op. cit., p. 13), dobbiamo abituarci a paragonare tutto con quel criterio immanente e oggettivo che è il senso religioso. Dopo l’incontro cristiano, noi continuiamo infatti a vivere nel mondo e siamo chiamati ad affrontare, come tutti, le sfide della vita. Dobbiamo affrontarle in questo momento particolare, storico, dominato dalla confusione e dal «calo del desiderio», da un razionalismo soffocante, da una parte, e da un sentimentalismo dilagante, dall’altra, dalla riduzione della realtà ad apparenza e del cuore a sentimento. Se Cristo non incide su di noi ridestando la nostra umanità, allargando la nostra ragione e non riducendo la realtà, ci troviamo a pensare come tutti, con la stessa mentalità di tutti, perché il criterio di giudizio che pure originalmente possediamo, il «cuore», che è ragione e affezione insieme, è avvolto in quella confusione. Ciò significa che noi possiamo continuare ad affermare le “verità” della fede, ma non essere protagonisti della storia, poiché in noi non vi è nessuna diversità rilevabile, come ha detto Benedetto XVI: «Il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà» (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti alla XXIV Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i laici, Città del Vaticano, 21 maggio 2010).
Julián Carrón, Milano, 26 gennaio 2011

Quando è ridotta ad apparenza, la realtà diventa una gabbia.


(..) grande, quasi irresistibile è la tentazione di ridurre, di utilizzare la ragione come misura, invece che come finestra spalancata
«di fronte all’inesausto richiamo del reale» (Ibidem, p. 134). La conseguenza inevitabile è la riduzione della percezione della realtà, priva di mistero. Ed è ciò che si può constatare nella «destituzione del visibile», nell’appiattimento o nello svuotamento delle circostanze, di ciò che ci capita, che normalmente operiamo: la realtà, che si presenta originariamente alla nostra ragione come segno, viene ridotta al suo aspetto percettivamente immediato, privata del suo significato, della sua profondità. Per questo tante volte – ciascuno lo può verificare nella propria esperienza – soffochiamo nelle circostanze: quando è ridotta ad apparenza, la realtà diventa una gabbia.
Julián Carrón, Milano, 26 gennaio 2011

La ragione è l’esigenza operativa a spiegare la realtà in tutti i suoi fattori.


(..) L’esperienza rivela (la ragione) come «esigenza operativa a spiegare la realtà in tutti i suoi fattori, così che l’uomo sia introdotto alla verità delle cose» (L. Giussani, Il senso religioso, op. cit., p. 133). Sfidata dall’impatto con la realtà a essere
veramente se stessa («inesausta apertura») e a mettersi in moto alla ricerca della sua spiegazione esauriente, la ragione raggiunge il suo autentico culmine intuendo l’esistenza di un oltre da cui tutto scaturisce e a cui tutto rimanda. «Il vertice della conquista della ragione è la percezione di un esistente ignoto, irraggiungibile, cui tutto il movimento dell’uomo è destinato, perché anche ne dipende. È l’idea di mistero» (Ibidem, p. 162). Una persona che non bloccasse il dinamismo razionale messo in moto dall’impatto con la realtà arriverebbe a vivere la coscienza del mistero. E quanto più vivesse intensamente il reale, tanto più la dimensione del mistero le diventerebbe familiare.
Julián Carrón, Milano, 26 gennaio 2011

Non dovresti spassartela da solo.


Lei teneva le mani appoggiate in cima a un paletto e il mento posato sulle mani, e lui non l’aveva vista finché non aveva parlato. Sembrava che fosse lì da giorni, con incalcolabile pazienza, in attesa che lui passasse.
(..)
Che fai? gli chiese.
Vado a spasso, rispose.
Vai a spasso?
Già. Tutto qui.
Lei spostò un sasso con la punta della scarpa. Con chi vai a spasso?
Be’, con nessuno. Da solo.
Le punte dei suoi seni erano stampate sulla stoffa come monete. Lo guardava guardare. Non dovresti spassartela da solo, gli disse, con un accenno di sorriso agli angoli della bocca e gli occhi socchiusi con malizia.
Cormac McCarthy, Il guardiano del frutteto, Einaudi

Un senso religioso desto, senza rimozioni o censure.


Impegnandoci con il testo de Il senso religioso, potremo allora verificare se l’incontro con Cristo ha «resuscitato o potenziato» il senso originale di dipendenza, il nucleo di evidenze ed esigenze originali (di verità, giustizia, felicità, amore) che don Giussani chiama «senso religioso» e che si destano nell’impatto dell’io con la realtà. Ora, se è vero che l’emergenza di tali evidenze ed esigenze originali è in un certo senso inevitabile, è altrettanto vero che la coscienza di esse è normalmente ridotta, offuscata o messa a tacere. È ciò che si può cogliere nella debolezza o nella assenza, anche fra noi, magari dopo anni di permanenza nel movimento, del senso del mistero nella percezione del nostro io, che viene così tragicamente ridotto
– molto più spesso di quanto ci rendiamo conto – a somma di prestazioni e di reazioni, a conseguenza di antecedenti storici e biologici, a prodotto delle circostanze. Ecco perché un senso religioso desto, senza rimozioni o censure, costituisce un segno e una verifica dell’incontro con qualcosa d’altro più grande di sé.
Julián Carrón, Milano, 26 gennaio 2011

La bellezza di un viaggio è il viaggio stesso.

Look at me, I’m Sandra Dee / lousy with virginity / Don’t go to bed / till I’m legally wed”, che in effetti sembrerebbe il punto d’arrivo, la destinazione raggiunta, non fosse che una consequenzialità così diretta fra metodo e scopo rischia di farne perdere il senso, ovvero la bellezza del viaggio, l’immaginazione, il “progresso del pellegrino”. La bellezza di un viaggio è il viaggio stesso, come sa ogni viaggiatore, siano i luoghi da vedere geografici o fisici: non è un volo low cost, pur con tutto l’apprezzamento per l’invenzione e le campagne pubblicitarie pragmatiche. E’ osservare, pensare, tentare di capire. L’altro.
Fabiana Giacomotti, Il Foglio 29 gennaio 2011

Il senso dell’originale dipendenza e le evidenze originarie.


(..) l’annuncio di un avvenimento accaduto, che sorprende gli uomini allo stesso modo in cui, duemila anni fa, l’annuncio degli angeli a Betlemme sorprese dei poveri pastori. Un avvenimento che accade, prima di ogni considerazione sull’uomo religioso o non religioso. È la percezione di questo avvenimento che resuscita o potenzia il senso elementare di dipendenza e il nucleo di evidenze originarie cui diamo il nome di “senso religioso”» (L. Giussani, Un avvenimento di vita, cioè una storia, Edit-Il Sabato, Roma/Milano 1993, p. 38). L’avvenimento cristiano resuscita o potenzia, perciò, il senso religioso, cioè il senso dell’originale
dipendenza e le evidenze originarie.
Julián Carrón, Milano, 26 gennaio 2011