Ciò che affascina e risveglia un interesse deve durare.

(..) come scrive Benedetto XVI: «L’uomo aspira ad una gioia senza fine, vuole godere oltre ogni limite, anela all’infinito» (Luce del mondo, p. 95). Ma l’uomo può decadere, il mondo può cercare di scalzare questo desiderio dell’infinito minimizzandolo; può perfino prenderlo in giro offrendo qualcosa che attira per qualche tempo, ma che non dura, e alla fine lascia solo più insoddisfatti e più scettici. Ora, la prova della verità di ciò che affascina e risveglia un interesse è che deve durare. Ma anche le cose più belle – lo vediamo quando si ama una persona o quando si intraprende un nuovo lavoro – vengono meno. Il problema della vita, allora, è se esiste qualcosa che dura.
Il cristianesimo ha la pretesa – perché la sua origine non è umana, anche se si può vedere nei volti degli uomini che lo hanno incontrato – di portare l’unica risposta in grado di durare nel tempo e nell’eternità. Però un cristianesimo ridotto non è in grado di fare questo. Sappiamo per esperienza che esiste un modo astratto di parlare della fede che non suscita la minima curiosità. Se il cristianesimo non viene rispettato nella sua natura, così come è comparso nella storia, non può mettere radici nel cuore. Il cristianesimo è sempre messo alla prova di fronte al desiderio del cuore, e non se ne può liberare: è Cristo stesso che si è sottoposto a questa prova.

Julián Carrón, L’Osservatore Romano, 23 dicembre 2010

Mi corazón espera otro milagro de la primavera.

A un olmo seco

Al olmo viejo, hendido por el rayo
y en su mitad podrido,
con las lluvias de abril y el sol de mayo,
algunas hojas verde le han salido.
¡El olmo centenario en la colina
que lame el Duero! Un musgo amarillento
le mancha la corteza blanquecina
al tronco carcomido y polvoriento.
No será, cual los alamos cantores
que guardan el camino y la ribera,
habitado de pardos ruiseñores.
Ejército de hormigas en hilera
va trepando por él, y en sus entrañas
unden sus telas grises las arañas.
Antes que te derribe, olmo del Duero,
con su hacha el leñador, y el carpintero
te convierta en melena de campana,
lanza de carro o yugo de carreta;
antes que, rojo en el hogar, mañana
ardas, de alguna misera caseta
al borde de un camino;
antes que te descuaje un torbellino
y tronche el soplo de las sierras blancas;
antes que el río hacia la mar te empuje,
por valles y barrancas,
olmo, quiero anotar en mi cartera
la gracia de tu rama verdecida.
Mi corazón espera
también hacia la luz y hacia la vida,
otro milagro de la primavera.

Antonio Machado

La cultura è un’esperienza.

La cultura non è qualcosa che “si fa”, non è innanzitutto un prodotto. La cultura è un’esperienza, è un gusto per le cose, una passione per la bellezza. Si genera dall’esperienza delle persone che desiderano, guardano, giudicano, si cimentano con le difficoltà e i problemi, costruiscono, investendo la realtà della loro passione ideale. La cultura c’è se si genera dall’esperienza della gente, dalla curiosità.
La cultura non si fabbrica con i progetti né con i “tavoli”, che al massimo potranno servire a dare visibilità a ciò che già esiste, rendendolo utile e fruibile per tutti. Come ha scritto don Giussani: “La nostra problematica culturale non si risolve aggiungendo all’esperienza qualcosa che sembra mancarle, ma imparando ciò che l’esperienza già è”.

Intervento di Emilia Guarnieri, Presidente Meeting Rimini

Quell’allegra tristezza che c’hai (fra due giorni è Natale).

Natale

C’è la luna sui tetti e c’e’ la notte per strada le ragazze ritornano in tram ci scommetto che nevica tra due giorni è Natale ci scommetto dal freddo che fa. E da dietro la porta sento uno che sale ma si ferma due piani più giù E’ un peccato davvero ma io già  lo sapevo che comunque non potevi esser tu
E tu scrivimi scrivimi se ti viene la voglia e raccontami quello che fai Se cammini nel mattino se ti addormenti di sera e se dormi che dormi e che sogni che fai

E tu scrivimi scrivimi per il bene che conti per i conti che non tornano mai se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso quell’allegra tristezza che c’hai

Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano come un treno dentro una galleria tra due giorni è natale e non va bene e non va male
Buonanotte torna presto e così sia
E tu scrivimi scrivimi se ti viene la voglia e raccontami quello che fai
Se cammini nel mattino se ti addormenti di sera e se dormi che dormi e che sogni che fai.

Francesco De Gregori