La sfida è prendere coscienza di ciò che siamo.

(..) in gioco c’è il sapere non qualcosa di più, sempre di più, per disperdersi meglio, ma ritornare al fatto della nostra esistenza e scoprirlo come un fatto più fatato che fatale.

Io sono, io esisto, io rendo testimonianza. È questo il primo fatto.

È questo fatto che è la vera attualità, il vero avvenimento, principio di tutti gli altri, con la sua domanda:”Perché sono qui?” La sfida è quindi non quella di fabbricarsi una risposta immaginaria ed artificiale, ma di prendere coscienza di ciò che siamo, di ciò che si gioca nella nostra lingua e nel nostro cuore (..).

Fabrice Hadjadj, 28 agosto 2010, Meeting di Rimini

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