I fatti hanno una loro inevitabilità.

Gianni Berengo Gardin, Draga a Burano, 1960

I fatti hanno una loro inevitabilità, ci mettono contro il muro, non ci lasciano la possibilità di non decidere.

Uno può pensare a questo come a una disgrazia oppure -come di fatto è- come la grande tenerezza del Mistero con noi, che ci richiama così potentemente da non lasciarci alibi, lasciando la nostra libertà intatta. (..) Per chi vuole camminare con chiarezza verso il destino, la questione decisiva è sapere se sta camminando o meno. Il fatto che (..) la vita (perché tante volte non decidiamo noi la realtà, come pretendono i giornali) ci sfidi, ci chiama a una risposta. E ciascuno può vedere in sé – perché questo è il vero esame di coscienza – se ha preso in considerazione i fatti o è rimasto indifferente.

Julian Carròn.

L’amore è l’esperienza del mondo a partire da due, e non da uno.

Egon Schiele, Famiglia

Si può dire che quella sicurezza che imponevano un tempo le convenzioni sociali, l’autorità, le divisioni dovute alla ricchezza o alla povertà oggi sono riproposte proprio dai più moderni mezzi di comunicazione. Che questa operazione riesca completamente è un’altra faccenda. L’esperienza dimostra che nel rischio amoroso si finisce poi col cascare. Per fortuna. Ma questo di fatto si propone. A questa illusione la gran parte degli abitanti del libero occidente si abbandona.
Che tipo di amore si può oggi contrapporre a quello che esige un contratto, uno scambio di vantaggi? Non certo l’amore romantico fondato sulla magia dell’incontro e sulla passione cieca e inspiegabile. Ma neppure lo scetticismo che spinge a dire che il sentimento amoroso non è che illusione e camuffamento della naturale e istintiva attrazione sessuale. L’amore – questa la definizione che ne dà Alain Badiou – è l’esperienza del mondo a partire da due e non da uno. E’ il mondo visto esaminato e praticato a partire dalla differenza e non dall’identità. Un progetto che include
il desiderio sessuale, ma anche molte altre cose. Include tutte le esperienze della vita, anche i figli, il matrimonio, la famiglia. Il punto è che tutto si fa e si vive dal punto di vista della differenza, del due e non dell’uno. E sia ben chiaro, spiega il filosofo francese, la costruzione del mondo a partire dalla differenza è cosa assolutamente diversa dall’esperienza della differenza.

Ritanna Armeni, Il Foglio 7 agosto 2010