Per paura di morire mandiamo a morte le relazioni.

Amedeo Modigliani, Jeanne Hebuterne

(Il) consumismo sessuale, quella “smania del tutto e subito” radicata nella paura della morte. Il paradosso è questo: che per sfuggire alla morte ci manteniamo al suo cospetto per tutto il tempo. Che per paura di morire anticipiamo la morte scegliendo la solitudine, e mandiamo a morte le relazioni, o meglio non le facciamo neanche nascere, e non facciamo nascere più nulla.
Ma questo tenersi lontani dalla nascita, categoria cara ad Hannah Arendt (e lontani dalla rinascita cristiana, mediante la Resurrezione, in una vita non più minacciata dalla morte), non può forse essere letto come eccesso di maschilità del mondo? Scola conclude parlando di castità, e riconducendo il termine al suo significato originario, che non è quello di privazione, ma vuole semplicemente dire “tenere pulito, in ordine”, attività che le donne hanno sempre praticato con pazienza meticolosa.
Il senso di questa misura e di questa regola ce lo portiamo misteriosamente dentro, come un’impronta indelebile. Perfino certi sesso-dipendenti, tipo David Kepesh e altri disperati protagonisti dei romanzi dello spiritualissimo Philip Roth, con il loro disordine compulsivo non fanno altro che testimoniare la struggente mancanza del “bell’amore”, agitandosi intorno al vuoto scavato dalla mancanza di Dio.

Marina Terragni, Il Foglio, 21 luglio 2010

6 pensieri su “Per paura di morire mandiamo a morte le relazioni.

  1. Scola parla forbito ma non dice nulla.
    Parla della sessualità considerando solo i suoi estremi ossia castità-edonismo.
    In mezzo ci siamo noi: i né casti né edonisti. Viviamo una vita sessuale sana, con chi amiamo, in famiglia o in una notte di passione. Cosa dice a noi Scola?
    Cosa dice senza la pretesa di convertirci? Senza dare per scontato che senza Cristo la vita è vuoto e nulla? Cosa dice che non sia propaganda?

  2. Non so se LeRoy abbia letto l’articolo per intero o solo l’estratto (che fatalmente non gli rende giustizia, così come non gli rende giustizia il mio commento di modesta risposta) che è stato pubblicato. Scola parla profondamente, non in modo forbito, c’è una bella differenza: e dice le cose che vanno dette, usando i termini che si devono usare, parlando di cose che riguardano la vita e la morte, che non possono essere banalizzate. Così come un operaio non si sognerebbe mai di chiamare in un modo diverso da tornio ciò che lo è, io credo che Scola usando quel linguaggio riporti tutto alla questione fondamentale, quella che, nella sua davvero sacrosanta libertà, LeRoy non vuole sentirsi dire. Ovvero che non solo senza Cristo la vita è vuoto e nulla, ma è priva di significato perché è evidente che siamo fatti da un Altro. Ogni momento della nostra vita dà ragione di questo, non ci facciamo da soli. Io non so cosa sia una vita sessuale sana, so che se non sei un animale alla fine di quell’atto, dopo averlo consumato, ti chiedi cosa c’entra con tutto quanto il resto. Con il lavoro, con le stelle, con le montagne, con il mare e con la malattia, con il malessere che hai, con l’insoddisfazione, con le domande che ti rimangono. Ti chiedi se Scola ha la pretesa di convertirti? Non credo proprio, Scola ha ben chiaro il concetto di libertà, che nel cattolicesimo fonda la totale differenza con il protestantesimo e la predestinazione. Infine, giudicare ciò che si ha intorno alla luce della Fede non è propaganda, è stare in mezzo al mondo con un criterio. Grazie per essere intervenuto, riparliamone.

  3. Ho letto per intero il discorso, si tratta del discorso del Patriarca alla sua città.
    Ho letto anche alcune interviste in tema di amore del Cardinale.
    Già uno che si fa chiamare o accetta di farsi chiamare Patriarca non è che l’emblema di una cultura di dominio maschile sulla donna. Ma è la Tradizione e per le varie autorità ecclesiastiche la Tradizione è tutto.
    Quindi accetto di ascoltare uno che si fa chiamare Patriarca per rispetto della Tradizione cui appartiene.
    Mi pare che Sua Eminenza sia figlio di un camionista e una casalinga. Ebbene, cosa comprenderebbe un camionista o una casalinga dei suoi discorsi? Delle sue citazioni?
    Io ho posto un’obiezione precisa: come si può affrontare il tema della sessualità parlando in modo dicotomico edonismo/castità quando in mezzo a questi due estremi c’è il mare della sessualità vissuta da famiglie, coppie eterosessuali o omosessuali? Una sessualità che spesso si basa su amore, condivisione e promessa di fedeltà reciproca anche senza scomodare Cristo e la metafisica.
    Chi gli dice che la vita di un non credente è vuota?
    Sarà piena la sua, che crede alla madre sempre-vergine.
    Ecco questo è un altro dei dogmi violenti: 5 secoli dopo Cristo un insieme di uomini con il cappello a due punte si riuniscono e discettano sull’imene di Maria stabilendo che è intatto. Rendono il risultato un dogma, verità di fede. Qual è il significato? Perché tanta importanza all’imene di Maria? Per instillare un po’ di sana sessuofobia! Il seme di Giuseppe avrebbe imbrattato il santo grembo. Quindi il sesso ha in sé qualcosa di peccaminoso sempre e comunque, al punto che la Madre di Dio non può averlo mai fatto.
    Non stupisce quindi l’insistenza sulla castità.
    Io penso invece che ognuno debba scoprire sé stesso e vivere la castità se è la sua strada. Un vero umanista, una persona che ha veramente a cuore il suo interlocutore, che non ha l’interesse di salvarlo, redimerlo, educarlo a rispettare i dettami del Catechismo, non debba fare altro che risvegliare le domande fondamentali.
    – Che cos’è l’amore per te?
    – Cosa vuoi da te stesso/a e dall’amore?
    – Sei in grado di vivere consapevolmente e responsabilmente una relazione umana anche nell’aspetto sessuale?
    Le risposte se le darà l’interlocutore.
    Ma d’altra parte… da uno di quelli che non lascia alle coppie nemmeno la libertà-responsabilità di decidere quale metodo anti-concezionale utilizzare… non si può pretendere molto.
    Quello che mi infastidisce è il subdolo mascheramento del solito autoritarismo sessuofobico con finte parole di finta apertura e fintamente poetiche.
    Grazie per lo spazio e la risposta.

  4. Leggendo il commento di LeRoy mi è venuto in mente quello che disse qualche tempo fa Serra, su Repubblica, ricordando a tutti che entrare nella Chiesa Cattolica non è obbligatorio, come non lo è appartenervi. Ma se si decide di entrarci e di appartenervi, si deve stare alle sue regole. Ascoltare il discorso di Scola dal di fuori, avendo già in mente lo schema in base al quale si ritiene sia pronunciato (non cioè in relazione alla sua verità intrinseca, ma per ciò che si è deciso che rappresenti) è pura ideologia: rispettabile, per carità, ma pura ideologia, astrazione. Ho dei dubbi che le domande fondamentali siano “Che cosa è l’amore per te?” oppure “Cosa vuoi da te stesso e dall’amore?”, come se fossero già risolte le altre domande fondamentali, quelle più radicali. Quelle che si farebbe ognuno di noi se avesse la ventura di venire al mondo da adulto: non potrebbe che constatare che non si è fatto da sé. A ognuno di noi è lasciata la libertà di riconoscerlo e di vedere, all’opera, questo Altro, che è Cristo, presente in mezzo a noi. Certo che se si censurano le domande fondamentali e tutto viene ridotto al problema dell’amore e della sessualità, se ora stessimo parlando con un disabile cosa dovrei dirgli? Che non gli restano neppure quelle domande lì, perché la sua condizione fisica lo esclude? Scola pone le domande, e lascia alla scelta di ognuno decidere se il rapporto debba finire nel possesso reciproco, e quindi terminare nella constatazione dei limiti reciproci, oppure se possa essere aperto all’Infinito. Non è un’apertura finta, ma soprattutto, non è autoritarismo. Non sei obbligato a seguire le indicazioni di Santa Romana Chiesa e la tua sana vita sessuale non te la toglie nessuno, caro amico LeRoy, sei libero di condurla come credi. Ma nessuno può toglierti le domande originali, quelle sul significato dell’esistenza, non sul sesso, non sull’amore, sul perché e su come ci stiamo a fare: e se c’è oppure no un destino buono per ciascuno. La Chiesa parla alla coscienza, cioè alla libertà personale di ognuno di noi: ma senza la mossa di questa libertà non accadrebbe nulla. Buon Anno LeRoy, visto che è il 31 e visto che, contrariamente ai progetti originari, qua non si riesce a dormire.

  5. in netto ritardo oso un commento. Io la penso come le roy. Una religione che vuole far credere alla verginità di una donna che rimane incinta per opera dello spirito santo si squalifica da sola così come accade per tutte le religioni che non sono altro che invenzioni. La chiesa ha bisogno della religione per vivere(in tutti i sensi).

  6. Sì, forse può essere letto come un eccesso di maschilismo. Però un uomo, che non sia semplicemente un mandrillo, guarda il mondo e lo vuole cambiare, (se è un creativo; cioè se porta in sé quel poco di divinità che Dio ha voluto infondergli). Quando incontra una donna “casta”, cioè una che lo aiuti a tenere le cose in ordine, senza essere, come troppe donne purtroppo sono, una semplice custode dello status quo, allora forse riesce a fare grandi cose.

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