Una donna come tante?

Cima da Conegliano, Madonna col Bambino

Cuore immacolato di Maria, sii la salvezza dell’anima mia e frena le mie parole, non farmi scrivere quello che penso di quei senesi che hanno scelto di farti dipingere da un maomettano. La tua immagine sul drappellone del prossimo palio sarà firmata da uno sciita libanese che ha impunemente dichiarato: “Non sarà una divinità ma una donna comune, una madre affettuosa come tante”. Ho capito bene? Una donna come tante? Perché, le altre madri sono forse immacolate? Fra pochi giorni il sindaco Cenni benedirà questa aggressione teologica in forma di pittura e sarà un’altra spina conficcata nel tuo cuore. Ma io che cosa posso farci, a parte non guardare il palio profanato? Tu invece, che hai già schiacciato la testa del serpente, potresti considerare le testoline di questi sacrileghi.

Camillo Langone, Il Foglio, 12 giugno 2010

3 pensieri su “Una donna come tante?

  1. Alcune decisioni, che potrebbero apparire come un invito all’incontro, sono anche evidenti scintille per accendere suscettibilità.

    Io sono uno di quelli che ritengono un po’ipocriti tanti discorsi legati all’ecumenismo.
    Se io ho ragione e tu hai una ragione diversa dalla mia si può creare al massimo una certa benevolenza diciamo “gerarchica”.

    Quello che mi chiedo è questo: bisogna lasciare ognuno a casa sua con la propria ragione oppure è bene che certi fuochi si accendano, tanto per rendere evidenti le posizioni e per giocare a carte scoperte?

    Ovviamente non ho una risposta.

    • Io penso che se l’identità è chiara, si può dialogare con chiunque. Ma l’identità è chiara perché non si annacqua e rimane ciò che è: a Siena sono maestri di poltically correct (e la banca della città lo è ancora di più) ma stanno svendendo anche il barlume di civiltà cristiana che era rimasto al fondo di tutto.

      • Concordo sull’ipocrisia del politically correct di moda non solo a Siena, il gesto del sindaco è forse un po’azzardato, e può essere che vada oltre ad una normale attività di dialogo.
        Per quanto riguarda le identità sono invece convinto che il processo sia dimanico e perpetuo: le nostre identità nascono proprio da continui annacquamenti.

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