Quella brama di eternità.

William Blake, Song of Los

Nella vita l’uomo è alle prese con una materia fisica e caduca, la realtà, nella quale ricerca costantemente una relazione con l’infinito che soddisfi il proprio innato desiderio di totalità. Si origina questo desiderio dalla percezione, nella realtà, dell’assenza di qualcosa che manifesti sensibilmente la presenza del divino, e quindi di una possibilità di eternità per l’uomo.

La realtà però, che sia un meraviglioso arcobaleno o una deiezione bovina, in quanto creata e quindi creatura, porta comunque una traccia misteriosa della presenza divina che l’ha creata.

La poesia è il mezzo personale con cui l’uomo cerca di esaurire, nella propria vita, quella brama di eternità che lo contraddistingue dalle bestie, provandosi a portare luce nella misteriosa traccia. Il suo alto compito richiede però un fervore e un rapporto affettivo alla vita che sostenga l’uomo-poeta nella sua affannosa ricerca.

Simone Berti

Aprile

Marc Chagall, Gli amanti nel sambuco

Con giorni lunghi al sonno dedicati
il dolce Aprile viene
quali segreti scoprì in te il poeta
che ti chiamò crudele.
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi
dopo fatto l’amore
come la terra dorme nella notte
dopo un giorno di sole.

Francesco Guccini, La canzone dei mesi

Aprile è il più crudele dei mesi.

London, The Brompton Cemetery

I. La sepoltura dei morti

Aprile è il più crudele dei mesi, genera

Lillà da terra morta, confondendo

Memoria e desiderio, risvegliando

Le radici sopite con la pioggia della primavera.

L’inverno ci mantenne al caldo, ottuse

Con immemore neve la terra, nutrì

Con secchi tuberi una vita misera.

L’estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee

Con un scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,

E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,

E bevemmo caffè, e parlammo un’ora intera.

Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.

E quando eravamo bambini stavamo presso l’arciduca,

Mio cugino, che mi condusse in slitta,

E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,

Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.

Fra le montagne, là ci si sente liberi.

Per la gran parte della notte leggo, d’inverno vado nel sud.

Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono

Da queste macerie di pietra? Figlio dell’uomo,

Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto

Un cumulo d’immagini infrante, dove batte il sole,

E l’albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,

L’arida pietra nessun suono d’acque.

C’è solo ombra sotto questa roccia rossa,

(Venite all’ombra di questa roccia rossa),

E io vi mostrerò qualcosa di diverso

Dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra

Vostra che a sera incontro a voi si leva;

In una manciata di polvere vi mostrerò la paura.

Friscb weht der Wind

Der Heimat zu

Mein Iriscb Kind,

Wo weilest du?

Fu un anno fa che mi donasti giacinti per la prima volta;

Mi chiamarono la ragazza dei giacinti. »

– Eppure quando tornammo, a ora tarda. dal giardino dei giacinti,

Tu con le braccia cariche, con i capelli madidi, io non potevo

Parlare, mi si annebbiavano gli occhi, non ero

Né vivo né morto, e non sapevo nulla, mentre guardavo il silenzio,

Il cuore della luce.

Oed’ und leer das Meer.

Madame Sosostris, chiaroveggente famosa,

Aveva preso un brutto raffreddore, ciononostante

E’ nota come la donna più saggia d’Europa,

Con un diabolico mazzo di carte. Ecco qui, disse,

La vostra carta, il Marinaio Fenicio Annegato

(Quelle sono le perle che furono i suoi occhi. Guardate!)

E qui è la Belladonna, la Dama delle Rocce,

La Dama delle situazioni.

Ecco qui l’uomo con le tre aste, ecco la Ruota,

E qui il mercante con un occhio solo, e questa carta,

Che non ha figura, è qualcosa che porta sul dorso,

E che a me non è dato vedere. Non trovo

L’Impiccato. Temete la morte per acqua.

Vedo turbe di gente che cammina in cerchio.

Grazie. Se vedete la cara Mrs. Equitone,

Ditele che le porterò l’oroscopo io stessa:

Bisogna essere così prudenti in questi giorni.

Città irreale,

Sotto la nebbia bruna di un’alba d’inverno,

Una gran folla fluiva sopra il London Bridge, così tanta,

Ch’io non avrei mai creduto che morte tanta n’avesse disfatta.

Sospiri, brevi e infrequenti, se ne esalavano,

E ognuno procedeva con gli occhi fissi ai piedi. Affluivano

Su per il colle e giù per la King William Street,

Fine a dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore

Con morto suono sull’ultimo tocco delle nove.

Là vidi uno che conoscevo, e lo fermai, gridando: « Stetson!

Tu che eri con me , sulle navi a Milazzo!

Quel cadavere che l’anno scorso piantasti nel giardino,

Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest’anno?

Oppure il gelo improvviso ne ha danneggiato l’aiola?

Oh, tieni il Cane a distanza, che è amico dell’uomo,

Se non vuoi che con l’unghie, di nuovo, lo metta allo scoperto!

Tu, hypocrite lecteur! – mon semblable, – mon frère! »

T.S.Eliot La sepoltura dei morti (La terra desolata)

Zona di guerra


Da quel vigoroso concime che si spallottola dal culo delle vacche, coda fremente alzata, a cadenze regolari come un ritornello di litania e giù si spiaccica improvviso facendoci voltare negligenti la faccia, all’arcobaleno che risolve ogni mistero nell’anima magica del poeta, anche qui si specchia la ragione della vita.

Che è ardore e contemplazione; materia e spiritualità; amore e patimento; e assenza assenza, molti giorni d’assenza, perché anche l’uomo, specialmente per l’anima, ha bisogni d’inverno.

G.Ungaretti, Zona di guerra (1918) in Vita d’un uomo, Saggi e interventi, Mondadori, Milano 2001