Certi nella fede.

Vicente Juan Macip (Juan de) Juanes, El entierro de San Esteban

Al direttore – Qualche giorno fa, il testo del necrologio che abbiamo dettato al Servizio necrologi del Corriere della Sera per annunciare la scomparsa di mio padre, il professor Sergio Cigada, è stato modificato con la motivazione di “non correttezza linguistica”. Il testo recitava: “La moglie Maria Luisa, i figli Sara, Cecilia con Giorgio, Leone, il fratello Oliviero annunciano con dolore e certi nella fede la scomparsa del loro amatissimo Sergio…”. Un’impiegata giovane e cortese ci ha comunicato che i testi pubblicati vengono “accuratamente vagliati” dal punto di vista della correttezza linguistica. E che l’espressione “certi nella fede” non è linguisticamente corretta e che sarebbe stata sostituita con l’espressione “uniti nella fede”. Ho telefonato per avere chiarimenti e mi è stato ripetuto diverse volte che quanto viene pubblicato deve essere “coerente con la linea editoriale del giornale”. Scrivo per segnalare una grave confusione: è ben diverso parlare di correttezza linguistica oppure del senso di un’espressione. Quel che è stato fatto non è una correzione formale (in italiano “certi nella fede” si può dire benissimo), ma una censura del contenuto.

Sara Cigada, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Lettera al Foglio, 12 marzo 2010