Liberi da Dio e schiavi di ogni circostanza.

Giovanni Segantini, Ruckkehr in die heimat

Perciò, amici, siamo davanti a una scelta. «La scelta dell’uomo è: o concepirsi libero da tutto l’universo e dipendente solo da Dio, oppure libero da Dio, e allora diventa schiavo di ogni circostanza» (L.Giussani, All’origine della pretesa cristiana, BUR).

Allora, quando ci sentiamo schiavi, non diamo la colpa alle circostanze, all’universo intero, a nessuno su cui scaricare tutte le responsabilità, ma incominciamo a pensare che l’essere schiavi in una circostanza, “sentirci incastrati”, sentirci soffocare, dipende da questa mancanza di dipendenza dal Mistero.

Julián Carrón, Rimini 2007

Il nostro desiderio, che noi consideriamo una nostra debolezza, ci rende irriducibili.

Andries Both, Hunting by Candlelight, 1630

Gesù vede in noi, in te, in me, una realtà superiore, un principio originale e irriducibile, del quale il nostro bisogno, il nostro desiderio originale e irriducibile, la nostra sproporzione è il primo riverbero, e allora il nostro bisogno, il nostro desiderio, che noi consideriamo una nostra debolezza, è proprio quello che ci rende irriducibili. Proprio perché siamo insopprimibile desiderio dell’infinito, siamo irriducibili a qualsiasi reazione, e perciò il
valore non si può confondere con le reazioni che siamo indotti ad assumere. Quante volte tra di noi, riduciamo la persona alle reazioni! Addirittura lo giustifichiamo: «Sono fatto così». No! Io reagisco così perché voglio reagire così, perché io non sono un pezzo di un meccanismo, io non sono incastrato nel meccanismo della circostanza, nelle mie reazioni: io sono questo rapporto unico che mi rende irriducibile. E questo dobbiamo affermarlo e prenderne consapevolezza, perché il primo influsso che la mentalità che ci circonda esercita su di noi è proprio questa riduzione nel modo di concepire noi stessi, riducendoci – come tutti – ai fattori antecedenti, alle nostre reazioni, ai nostri meccanismi. No! Possiamo ridurci quanto vogliamo, ma noi non siamo questo! Noi siamo quella realtà irriducibile che è rapporto con il Mistero.

Julian Carròn, Rimini 2007

Il bisogno è al servizio di un’altra cosa.

Paul Cezanne, Natura morta con bicchiere, tazze e mele.


Chi ha il problema di togliere il bisogno della fame? Chi non ha cibo. Chi ha cibo ha il problema di togliere il gusto, il desiderio, o vuole avere il desiderio per gustare il cibo? Qualcuno vuole che questo sia una tappa da superare o gli piacerebbe avere sempre a posto tutta la sua umanità per godere di un buon vino o di un buon cibo? Questo indica fino a che punto noi ci stacchiamo dalla nostra esperienza, perché nell’esperienza quello che emerge, se uno lo osserva, è che il bisogno, in questo caso la fame, è al servizio di un’altra cosa, perché senza fame io non potrei godere di un buon cibo o di un buon vino. Lo stesso vale per il bisogno di essere amati. Chi ha il problema di superare la tappa di essere amato, di aver bisogno di essere amato? Chi non ha ancora incontrato la persona amata. Chi ha incontrato la persona amata, non sente l’urgenza di superare questa tappa: ha il desiderio costantemente desto di rivederla ancora, di andarla a cercare. Non pensa affatto: «Adesso superiamo questa tappa, in modo tale che non mi interessi assolutamente più che ci sia o non ci sia». È un’astrazione, pura e dura. Per noi tante volte il cristianesimo è un’astrazione! Quando parliamo del cristianesimo come parliamo delle cose reali, non funziona così, e la difficoltà che abbiamo nel capire è perché è per noi un’astrazione. Per questo, se non facciamo l’esperienza, se non guardiamo l’esperienza, non capiamo e ci dibattiamo in cose astruse.

Julian Carròn, Rimini 2007