Per amare veramente una persona occorre un distacco.

Egon Schiele, Death and girl

Per pensare alla tua vita (di te che conosco di faccia), per amare il tuo destino, per amare la tua felicità, per amare la tua contentezza. (…)

Per amare veramente una persona occorre un distacco: adora di più la sua donna un uomo che la guarda a un metro di distanza, meravigliato dell’essere che ha davanti, quasi inginocchiato davanti ad essa; o quando la prende?

L.Giussani, Si può vivere così? BUR

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4 pensieri su “Per amare veramente una persona occorre un distacco.

    • Penso che ribadendo “in entrambi i casi” tu ti riferisca allo stare davanti all’altra persona, la donna, nonché al prenderla. Penso che il riferimento di don Giussani sia ad un atteggiamento di fondo della persona, ad un modo di concepire sé e l’altro che è diverso radicalmente da quello che la cultura moderna ci insegna. E penso che valga per l’uomo e per la donna, in qualunque rapporto.

  1. Per esperienza personale so che Giussani eccezionalmente dava indicazioni di metodo dettagliate sulla fisicità della relazione uomo donna, in questo post un raro esempio. Insegnava che per emanciparsi dal sacrificio della carne occorre che “Mistero e segno coincidono”. Cosa vuol dire? Il segno dovrebbe essere la femmina che ti vien da desiderare e il mistero è l’avvenimento Cristo-Chiesa. Che coincidono vuol dire che non bisogna scappare dalla femmina che ti attrae, ma monitorare e percepire con attenzione il desiderio di lei, mettersi lì in uno “star per” ma senza farlo, e poi utilizzare il turbamento che ne deriva per vivere con totalità il mistero.
    Io ci ho provato, prima a capirlo e poi a farlo, e a distanza di trent’anni non mi son ancora ripreso dallo scompenso.
    L’indicazione del “distacco che possiede” di don Giussani è ambigua e pericolosa; vuol dire trovarsi davanti ad un tramonto e negarsi di vederlo per quello che è per interpretarlo nella memoria, appiccicandoci dentro un giudizio di valore. Senza mai pace per la bizzarra urgenza di vivere in questo mondo come fuori di esso. Per questa ricerca di realtà, che ti fa credere che ciò che contatti in spontaneità è falso e che ci sia sempre qualcosa di più significativo di quello che vedi e fai. L’inseguimento di questa cosa, che non esiste per nulla, ti procura un priapismo neuronale. Un limbo nevrotico. Praticare la consapevolezza del giudizio costante che niente è fuori di Cristo, vivere sistematicamente questo attrito a livello cosciente e poi, vista l’insistenza, anche a livello incosciente può portarti davvero nei guai. Puoi salvarti dalla pazzia solo se lo fai un part time, superficialmente, per modo di dire. Se lo fai davvero impazzisci. Può darsi che morire, compreso quello che forse succede dopo è una esperienza così semplice, diretta, naturale, spontanea e innata come il nutrirsi, dormire, fare all’amore, tutto in semplicità, spontaneità, in presa diretta, tutto il resto è patologico.

    • Perdonatemi, spero di non sembrare irriverente verso Don Giussani, non è mia intenzione, ma mi sembra che nessuno possa impartire questo genere di lezioni di vita e tantomeno un prete.

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