Per amare veramente una persona occorre un distacco.

Egon Schiele, Death and girl

Per pensare alla tua vita (di te che conosco di faccia), per amare il tuo destino, per amare la tua felicità, per amare la tua contentezza. (…)

Per amare veramente una persona occorre un distacco: adora di più la sua donna un uomo che la guarda a un metro di distanza, meravigliato dell’essere che ha davanti, quasi inginocchiato davanti ad essa; o quando la prende?

L.Giussani, Si può vivere così? BUR

Un nuovo modo di possedere.

Giotto, Maria Maddalena, particolare del Noli me tangere, Cappella degli Scrovegni.

Possedette di più la donna da marciapiede, la Maddalena, Cristo che la guardò un istante mentre le passava davanti o tutti gli uomini che l’avevano posseduta? Quando, alcuni giorni dopo, quella gli lavò i piedi piangendo, rispondeva a questa domanda.

L.Giussani, Si può vivere così? BUR

Uno non può vivere in una situazione senza esserne influenzato.

Winslow Homer, Coming storm

Come ci ha insegnato sempre don Giussani, uno non può vivere in una situazione senza esserne influenzato. Per questo tante volte sorprendiamo
noi stessi a reagire come tutti. Da che cosa si vede? La realtà è il luogo della verifica della fede. Perciò, nelle vicende che ci siamo trovati ad affrontare quest’anno, il punto cruciale e drammatico continuamente emerso è la questione della fede e il nesso tra la fede e la speranza.

Julian Carròn, Rimini, aprile 2009

Non sapeva quello che diceva (la vita la impari nel concreto).

San Pietro, Chiesa di Santa Giustina, Monselice

Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Egli non sapeva quel che diceva. (Luca, 9, 28-36)

“La vita la impari nel concreto, non teoricamente*”, e un pezzo di realtà vale più di mille parole.
Allora – amici – le circostanze, le sofferenze, le difficoltà ci mettono davanti alla serietà della vita, che tante volte noi vogliamo censurare.

Julian Carròn, Rimini, aprile 2009

(*) L.Giussani, Si può vivere così? BUR

Dietro alla tua incoerenza rimane la libertà.

Derbyshire, UK, september 2005.

(..) siamo fatti aperti all’Infinito, siamo fatti aperti al reale. Perciò niente, ma proprio niente, può impedire questo: è soltanto una mossa della nostra libertà che ci può bloccare, non perché abbiamo questa incoerenza addosso, bensì perché diciamo di no.
Questa (dire di no: ndr) è una decisione della libertà. Con l’incoerenza puoi dire di sì, e con la coerenza può dire di no. Ci sono stati i farisei che apparentemente erano più coerenti, e hanno detto di no; e i pubblicani che erano incoerenti hanno detto di sì. Se tu vuoi che Cristo ti tolga la libertà, questo non è possibile, questa è un’altra questione. Per noi l’obiezione è l’incoerenza. L’incoerenza non è un’obiezione, perché dietro alla tua incoerenza rimane la libertà.

Julian Carròn, Rimini, dicembre 2009

L’uomo senza Cristo non sarebbe più neanche uomo.

Luigi Giussani, Desio, 15 ottobre 1922 – Milano, 22 febbraio 2005

L’uomo non è capace di essere se stesso, di rimanere uomo, se non con l’aiuto di Cristo. Senza l’aiuto di Cristo l’uomo non capisce di essere domanda, non capisce che la sua natura è di essere desiderio, perciò si scandalizza che il suo desiderio non sia soddisfatto. […] Ma l’uomo da solo è talmente poco capace di essere se stesso che, senza Cristo, non sarebbe più neanche uomo. E, infatti, dimenticherebbe di essere desiderio di felicità e, bestemmiando, direbbe: “Sono fatto per la felicità e non riesco a raggiungerla”.

Luigi Giussani, Affezione e dimora, BUR

Come si fa ad accettare sé e gli altri in nome di un discorso?

Marc Chagall, Les amoreux de Vence

Ora, con questi muscoli che non tengono, con questa stanchezza, con questa facilità alla malinconia, con questo masochismo strano che la vita di oggi tende a favorire o con questa indifferenza e questo cinismo che la vita di oggi rende, come rimedio, necessario per non subire una fatica eccessiva e non voluta, come si fa ad accettare sé e gli altri in nome di un discorso? Non si può rimanere nell’amore a se stessi senza che Cristo sia una presenza come è una presenza una madre per il bambino. Senza che Cristo sia presenza ora – ora!–, io non posso amarmi ora e non posso amare te ora.

Mons.Luigi Giussani

L’unica parola che puoi usare è Tu.

Marc Chagall, Amanti rosa

Non dobbiamo mai demordere dal fatto che c’è un uomo che è nato da una donna duemila anni fa e che è presente alla nostra vita e che ci ama. E quest’uomo è Dio. […] Dal momento che lo riconosco non desidero più altro, questo è tutto. Il Tu vale e, dal momento che lo riconosco, non c’entra più altro. Io sono un povero, poveraccio, pidocchioso, ignorante, fedifrago, traditore. Dal momento che Ti riconosco, che dico “Tu”, non vale più altro, tutto il resto scompare […] “Tutto questo non è mai esistito, Egli solo è”. Non è una bugia. È questo, capisci? Ma accettare di dire questa frase vuol dire proprio cambiare pelle, vuol dire cambiare mentalità; meglio, cambiare concezione della vita. Per la concezione […] occorrono sempre due partner (non si può concepire in uno, eccetto che negli strati inferiori della vita). Perciò è con una Presenza che tu puoi concepire: riconoscendo quella Presenza, tu concepisci in modo diverso le cose e, se dici “Tu”, il resto non c’entra più. […] Tu. Tu è un dire con l’indice rivolto, l’occhio rivolto e il cuore rivolto, la mente rivolta a una Presenza, a una realtà presente; a una realtà presente, rivolgendoti alla quale – non essendo un pezzo di legno, non essendo un pezzo di roccia, non essendo neanche una stella, ma essendo una persona – l’unica parola che puoi usare è Tu.

Mons.Luigi Giussani

Mercoledì delle Ceneri.

Ci sono i cattolici della domenica, gente che magari è capace di votare Emma Bonino. Ci sono i cattolici del Natale: meglio che niente, ovvio, ma finita la festa gabbato è Gesù. Ci sono i cattolici della Pasqua, con l’ottimismo sciocco da uovo di cioccolato. I cattolici sale, luce, medicina del mondo sono quelli delle Ceneri, che oggi vanno a messa ritagliandosi un’ora tra gli impegni di una giornata normalmente lavorativa per farsi mettere un po’ di polvere sui capelli. E’ il contrario di tingersi: è ingrigirsi. E’ il contrario di fingersi: è autenticarsi. E’ riconoscere il proprio ruolo, non esattamente centrale. Tutto ciò nella giornata mondiale della lotta contro la Hybris, la più grave malattia dell’anima.

Camillo Langone, Il Foglio, 17 febbraio 2010