Le pagine sparse di un libro sul mare

Coastliner, Norway, july 2009

L’aeroplanino e le navi costiere (Can-utility and the coastliners: traduzione italiana)

Le pagine sparse di un libro sul mare

Stese sulla sabbia, bagnate dalle onde

Ombre proiettate da una nuvola

Che scorrono via come gli occhi dal passato

Ma l’alta marea le assorbe reclamandole gentilmente

Raccontavano di uno che stanco di tutto cantava 
Lodatelo, lodatelo

Non diamo retta agli adulatori, gridò

Al nostro ordine le acque si ritirano

Dimostra il mio potere, inchinati ai miei piedi

Ma la causa era stata persa 
Ora soffiano i venti freddi

Lontano dal nord avanzano truppe depresse

Che accusano la paura della tempesta con rabbia e disprezzo

Le onde avvolgono il trono affondato

Mentre si canta incoronatelo, incoronatelo 
“Coloro che amano Nostra Maestà si facciano avanti!”

Tutti si inginocchiarono.

Ma lui impose l’ottimismo anche se 
Le sue speranze si infrangevano e le offerte diminuivano

Nulla può distruggere la mia pace finché nessuno sorride

Orecchie ed occhi ancora più aperti 
E presto osarono ridere

Ecco un piccolo uomo con il volto diventato rosso

Anche se la sua storia viene spesso raccontata si può ben dire che è morto.

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Sono le cose stesse.

Hieronymus Bosch, La salita all'Empireo

Sono le cose stesse, con la loro presenza, a suggerirci  un aldilà. La realtà creata è per natura in tensione sotto i nostri sguardi e non è mai tanto vicina come quando rimanda all’infinito. Amarla è quindi amare la sua fonte, è anche desiderare quella fonte inaccessibile.

Ma c’è dell’altro: questa realtà è ferita. La mimosa appassisce troppo presto, la fidanzata è investita dal camion e la sera la signora Pluvier deve mettere i denti in un bicchiere con una pastiglia effervescente. Il viaggiatore alla fine deve partire senza bagagli, senza vettura e perfino senza il proprio corpo. Ma la ferità non è soltanto nelle cose, è innanzitutto nel nostro sguardo e talvolta recide la radice dei nostri occhi (..).

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella

Anche la luce può essere catturata dalla bocca.

J.Vermeer, La ragazza con l'orecchino di perla.

Davanti al celebre Ragazza con l’orecchino di perla, aveva capito che in quel viso i denti non servivano a mordere ma a far scaturire il bianco tra le labbra, e che anche la luce può essere catturata dalla bocca. Era il senso di quelle labbra semiaperte, come di ogni sorriso. Da quel giorno Antoine Pluvier beve un po’ troppo, tracanna per non piangere come una bambina, perché crede che quella nostalgia sia assurda. Nessuno ne parla nei giornali. Il pastis che sta bevendo al sole del Midi ha qualche corrispondenza con i gialli del pittore fiammingo, che covano la sorda chiarezza di un altro mondo. Pluvier ne manda giù parecchi, fino all’oblio, in particolare di quella fidanzata che aveva da giovane -sono già vent’anni- e che fu investita da un camion.

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella.

Held by the sand, washed by the waves.

J.Turner, Tramonto

The can-utility and the coastliners
The scattered pages of a book by the sea
Held by the sand, washed by the waves
A shadow forms cast by a cloud,
Skimming by as eyes of the past, but the rising tide
Absorbs them effortlessly claiming.

They told of one who tired of all singing,
“praise him, praise him.”
“we heed not flatterers,” he cried,
“by our command, waters retreat,
Show my power, halt at my feet,”
But the cause was lost,
Now cold winds blow.

For from the north overcast ranks advance
Fear of the storm accusing with rage and scorn.
The waves surround the sinking throne
Singing “crown him, crown him,”
“those who love our majesty show themselves!”
All bent their knees.

But he forced a smile even though
His hopes lay dashed where offerings fell (where they fell).
“nothing can my peace destroy as long as none smile.”
More opened ears and opened eyes,
And soon they dared to laugh.
See a little man with his face turning red
Though his story’s often told you can tell he’s dead.

Genesis, Foxtrot