Il padre dov’è? Si è dileguato da tempo.

E così è: il maschietto italiano è tanto consapevole della sua inattitudine a uscire dall’oikos e fondare una famiglia in età sana che se ne fa vanto. Ma insomma, mettetevi un po’ nei panni di stellín: se a casa hai chi ti fa il letto e rimbocca le coperte pure alla fidanzatina, chi ti prepara la cena e ti lascia il pranzo nel forno, chi ti paga le bollette e ti passa la paghetta extra se quella ordinaria l’hai dilapidata anzitempo, chi ti mette le mutande in lavatrice e te le stira, se hai gratis un albergo a cinque stelle altrimenti definibile come un sistema personalizzato di welfare fondato su mammà (e il padre dov’è? Si sa, si è dileguato
da tempo), un dono unilaterale che il ventre infinito e tellurico della Grande Madre, dell’ape regina, concede all’oggetto delle sue coccole.
Cosicché, se a scuola marca male è responsabilità degli insegnanti che non capiscono, se il primo stipendio non arriva, è colpa della società che non capisce quant’è intelligente e creativo il ragazzo, e quando arriva è meglio spenderselo il sabato piuttosto che nell’affitto del primo appartamentino di periferia. Per cui, se a diciott’anni vuoi andar via, in te c’è qualcosa che non va, un’infezione di ribellismo di cui parlare con lo psicanalista.

Angelo Mellone, Il Foglio, 31 dicembre 2009

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