Buon Natale

Hans Memling, Natività

La Verità che è nel seno del Padre è sorta dalla terra perché fosse anche nel seno di una madre. La Verità che regge il mondo intero è sorta dalla terra perché fosse sorretta da mani di donna…La Verità che il cielo non è sufficiente a contenere è sorta dalla terra per essere adagiata in una mangiatoia…Per te, ripeto, Dio si è fatto uomo.

Sant’Agostino

Ordinare l’istinto allo scopo.

Dove è la falsità di questa riduzione del desiderio a voglia, a istinto? Dice don Giussani: «L’uomo a differenza degli animali e delle altre cose è consapevole del rapporto che passa tra il suo emergente istinto e il tutto, cioè l’ordine delle cose». L’istinto non può essere staccato dalla totalità dell’io, con tutto lo slancio infinito che ha dentro. Perciò non c’è soltanto la voglia: io sono una istintività che ha la coscienza del fine, che ha tutta l’apertura all’infinito. Perfino uno come Pavese lo riconosce: «Quello che l’uomo cerca nel piacere è un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di raggiungere questo infinito». Qual è allora il fine di questa istintività, di questa urgenza? Dice ancora don Giussani: «L’ordinare l’istinto allo scopo, cioè al tutto, [questo] è il fondamentale dono di sé al tutto». Questa istintività, urgenza, energia (questo complesso di dati) ci è stata data per darci, per ordinarla al tutto, perché è nel darsi al tutto che l’uomo si ritrova, come l’esperienza amorosa suggerisce. «L’amore – dice papa Benedetto nell’enciclica – è “estasi”, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio».

L’ideale cristiano non è essere sassi, affettivamente handicappati; la questione è che la mia energia, tutto il mio desiderio di pienezza, con la mia istintività, trova compimento soltanto nel darsi al tutto, nel darsi all’infinito.

Julian Carròn

Il sapere dell’amore

Gustav Klimt, Madre con il figlio

Il quinto sapere l’ho appreso da un racconto diretto. A cena con un mio amico psicoanalista discutevamo del problema dell’autismo che colpisce sempre più frequentemente i bambini. Sembra che si tratti di un problema organico che non c’entra niente con la psiche, ma a un certo punto della conversazione la moglie del mio amico, che lavora come maestra d’asilo, cominciò a raccontare una storia apparentemente incredibile. Nella sua classe venne portato un bambino autistico che non dormiva mai e che gridava come un ossesso. Tutti erano disarmati di fronte a questo spettacolo terrificante di un grido quasi disumano e di occhi perduti nel nulla. A un certo punto la maestra si accostò al bambino e stringendogli la testa fra le mani lo coprì con il suo corpo. Improvvisamente l’urlo cessò e il bambino si addormentò. La scena si ripeté per diversi giorni. Il bambino cessò di piangere, cominciò a incrociare lo sguardo degli altri e a balbettare qualche parola. Un miracolo? O più semplicemente la prova che non c’è linguaggio senza affettività e che non c’è affetto senza oblatività disinteressata. Evidentemente nessuna scoperta dei neuroni della scrittura e nessun sapere che si affida meccanicamente alla logopedia riuscirà a trasformare in parole la disperazione di un bambino.

Pietro Barcellona, Come si scrive l’anima, Il Foglio, 22 dicembre 2009

Il sapere del desiderio

Il sapere del desiderio.

Luisa Muraro esordisce nel suo ultimo  libro con un racconto che è quasi una metafora dell’esistenza. Giuseppe, tradito dai fratelli, sta per essere venduto come schiavo in una piazza piena di mercanti e di ricchi commercianti. Appena inizia il bando tutti offrono sacchi di monete per lo schiavo più bello che sia mai stato visto. Dal fondo della piazza arriva correndo una donna non più giovane che dichiara ad alta voce di volere per sé Giuseppe, campione di bellezza e di forza, e offre in cambio un pacco di gomitoli di lana che lei stessa ha filato. La sua richiesta è struggente, ma ovviamente inaccettabile, i gomitoli di lana sono ben poca cosa nonostante rappresentino la sua vita. Giuseppe viene venduto e la donna anziana si allontana verso l’esterno della piazza e molti le chiedono come abbia potuto pensare di ottenere lo schiavo Giuseppe in cambio dei suoi poveri gomitoli. La donna risponde che sapeva già prima come sarebbe andata, ma che è egualmente soddisfatta di aver potuto manifestare pubblicamente il suo desiderio impossibile. Si vive, infatti, per i desideri impossibili che danno senso a una vita e che se venissero realizzati cadrebbero nel nulla come un castello di sabbia. Il desiderio impossibile, per la corda dell’arco teso che si prepara a scoccare la freccia, già nella sua tensione esprime la potenza di chi tende a raggiungere un bersaglio, anche quando questo è inattingibile. Il desiderio impossibile non si lascia distruggere dal nulla come un volgare bisogno che viene appagato. Venissero pure i filosofi della mente e i neuroscienziati a descriverci la zona del cervello dove si forma il desiderio impossibile, essi non riusciranno mai a dar conto del guadagno d’essere che l’anziana donna ha ottenuto con la sua povera offerta.

Pietro Barcellona, Come si scrive l’anima, Il Foglio, 22 dicembre 2009

Renne, rugiade (?), bimbi neri, piccole cose, piccolezze & idiozie assortite.

Raccolta di auguri pagani, buonisti, ecologisti e rosabindisti ricevuti, soprattutto via mail (si risparmiano le immagini di bimbi neri sorridenti, renne, alberi, feste minuscole, unicef etc…)

  1. Nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora (K.Gibran);
  2. Auguri da M.M. (seguono titoli dell’augurante in enorme neretto): P pensaci prima di stampare;
  3. Auguri di buone feste
  4. Tanti calorosi auguri
  5. Tanti auguri di buone feste e buon anno 2010
  6. con i sensi della massima stima (sic)
  7. case innevate, disegno vittoriano, merry christmas rigorosamente scritto piccolo
  8. Offerte di festa. Possa la luce della stagione delle vacanze risplendono (sì, risplendono) nel tuo cuore;
  9. Palle -a volte anche solo due- alberi decorati, abeti, luci, Babbi Natale sorridenti, bambini, case innevate.