C’è un momento in cui uno deve strapparsi di dosso l’istintività.

Gustav Klimt, Amore

Tutta la nostra difficoltà è proprio in questa conversione: capire che cosa è la vita, che la vita è questo darsi al Tu. «Cambiamento […] È comprendere meglio ciò che si è», diceva Eliot.
«Occorre a questo punto notare – dice don Giussani – che il fine della vicenda umana viene perseguito con i mezzi che si hanno a disposizione, con “ciò che si è”». E sono due i mezzi che abbiamo.
a) L’istintività. «È ciò che mi trovo addosso, ciò che mi determina, mi attrae, mi stimola. Proprio da questo l’uomo è introdotto al servizio della realtà: da un complesso di dati da cui non può prescindere».Per don Giussani l’istintività non è un ostacolo, qualcosa da buttar via, ma un mezzo, una cosa di cui servirsi, da cui non si può prescindere, perché è proprio da questo che l’uomo è introdotto al servizio della realtà. Mi scriveva una ragazza questa estate: «Mi sembra che nel percorso del mio desiderio fino a Cristo, ci sia come un momento cruciale di dramma grandissimo. Come in un canto russo l’uomo vede una donna bellissima e si ricorda di sua moglie, così anch’io, vedendo le cose, amando gli uomini, vorrei ricordarmi di Cristo, di questo Tu, e fortunatamente mi capita, però c’è un momento in cui uno deve strapparsi di dosso l’istintività per cui vorrebbe prendere ciò che ha davanti».

Julian Carròn

Il sapere della malinconia.

Vincent Van Gogh, Chiatte di carbone

In un libro recente Massimo Recalcati ha cercato di rintracciare nella profondità della psiche di Vincent Van Gogh la radice e il senso delle sue immense opere d’arte. Van Gogh ha avuto la sfortuna di nascere lo stesso giorno in cui era nato l’anno precedente un suo fratellino morto alla nascita, atteso e desiderato dalla coppia dei genitori e a cui avevano dato il nome di Vincent. Il secondo Vincent Van Gogh non è accolto come un figlio donato dal cielo, ma come un sostituto, utilizzabile, per i propri desideri, al posto del primo Vincent già morto. Nel cuore di Van Gogh si spalanca l’abisso di non avere un nome proprio, di essere privo di identità e non essere amato come ogni figlio di donna si aspetta uscendo dall’utero, ma curato e assistito come accade anche con gli animali domestici. Privo di identità e di un nome proprio, VanGogh sperimenta il vuoto assoluto della “malinconia” che distrugge lo stesso amore della vita a cui siamo chiamati per esistere. Questa malinconia, più profonda di ogni depressione o tristezza, spinge Van Gogh a cercare un modello di riferimento, uno scopo a cui votare la sua capacità di produrre opere. Lo trova prima in una straordinaria imitazione di Cristo che esprime il suo bisogno di amore e di assoluto, ma, dopo alterne vicende, esplode nelle sue mani l’arte della pittura. Entra in campo quella che Recalcati chiama la supplenza simbolica. Van Gogh comincia a cercare nei suoi quadri la luce assoluta che trasforma il mondo e gli dà il senso di una creazione meravigliosa. Il giallo, come sottolinea ancora Recalcati, diventa per Van Gogh il colore insopprimibile e il simbolo assoluto dell’universo intero. Le stelle e il sole, le luci e le lanterne si trasformano fino a diventare lo stesso quadro. Il dipinto del sole che sovrasta gli ulivi come corpi contorti e rinsecchiti dà il senso di questa furiosa ricerca della luce assoluta. La pittura consentirà a Van Gogh di trasformare la sua psicosi in una grande creazione artistica e quando il suo universo simbolico si romperà egli cercherà la morte, ma la sua pittura resterà per gli occhi di tutti coloro che cercano di guardare direttamente la luce del Sole. Recalcati fornisce un’interpretazione del possibile rapporto fra la grande melanconia e la creazione dell’opera d’arte che nessun neuroscienziato sarebbe in grado di proporre con i suoi racconti di sinapsi e recettori.

Pietro Barcellona, Come si scrive l’anima, Il Foglio, 22 dicembre 2009

A noi spetta aprire le porte per accoglierlo.

A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo. Impariamo da Maria e Giuseppe:  mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e bontà. Cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, e la Provvidenza ci aiuterà. Buon Natale a tutti!

Benedetto XVI, Angelus, 20 dicembre 2009