Uomini che hanno in sé un desiderio così possente che supera la loro natura.

Uomini che hanno in sé un desiderio così possente che supera la loro natura, ed essi bramano e desiderano più di quanto all’uomo sia consono aspirare, questi uomini sono stati colpiti dallo Sposo stesso; Egli stesso ha inviato ai loro occhi un raggio ardente della sua bellezza. L’ampiezza della ferita rivela già quale sia lo strale e l’intensità del desiderio lascia intuire Chi sia colui che ha scoccato il dardo.

Nicolas Kabasilas, XIV secolo.

Aria di neve.

Filippo Lippi, Natività

Aria di neve stasera e nessuno
ha tempo di aprire la porta ed il cuore.
Aria di neve stasera e qualcuno
ancora va in giro,
ancora non sa
dove andrà
questa notte a riposare.

Un uomo che batte
a tutte le porte,
un uomo che chiede
a tutte le case
se non c’è
un posto per lei,
per lei,
che è con me.

Aria di neve stasera…

La donna si piega
sul suo dolore
al figlio che nasce
darà il suo calore
ci sarà
un muro, vedrai
vedrai, basterà.

Aria di neve stasera e nessuno
ha tempo di aprire la porta ed il cuore.
Aria di neve stasera e nel cielo
si muove una stella
che si fermerà solo là
sulla casa più lontana.

Il bimbo che piange
in mezzo alla paglia
la donna che prega
e l’uomo che guarda.
Regnerà.
Il mondo chi sei
chi sei
non lo sa.

Aria di neve stasera e nessuno
ha tempo di aprire la porta ed il cuore.
Aria di neve stasera e nel cielo
si muove una stella
che si fermerà solo là
sulla casa più lontana.

Tu non lo sai, ma dentro a me ridevo.

Alfred Sisley, Effetti di neve a Marly

Canzone delle situazioni differenti.

Andammo i pomeriggi cercando affiatamento,
scoprivo gli USA e rari giornaletti.
Ridesti nel vedermi grande e grosso coi fumetti,
anch’ io sorrisi sempre più scontento.

Poi scrissi il nome tuo versando piano sulla neve
la strana cosa che sembrava vino,
mi aveva affascinato il suo colore di rubino:
perchè lo cancellasti con il piede?

La scatola meccanica per musica è esaurita,
rimane solo l’ eco in lontananza,
ma dimmi cosa fai lontana via nell’ altra stanza,
ma dimmi cosa fai della tua vita.
O sera, scendi presto! O mondo nuovo, arriva!
Rivoluzione, cambia qualche cosa!
Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa
mia stanca civiltà che si trascina.

Poi piovve all’ improvviso sull’ Amstel, ti ricordi?
Dicesti qualche cosa sorridendo;
risposi, credo, anch’ io qualche banalità scoprendo
il fascino di un dialogo tra i sordi.

Tuo nonno era un grand’ uomo, famoso chissà cosa,
di loro si usa dire “è ancora in gamba”.
Mi espose a gesti e a sputi quella “weltanshauung” sua stramba
puntando come un indice una rosa.

Malinconie discrete che non sanno star segrete,
le piccole modeste storie mie,
che non si son mai messe addosso il nome di poesie,
amiche mie di sempre, voi sapete!
Ebbrezze conosciute già forse troppe volte:
di giorno bevo l’ acqua e faccio il saggio.
Per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio
da urlare in faccia a chi non lo raccoglie.

Il tuo patrigno era un noto musicista,
tuo padre lo incontravi a qualche mostra.
Bevemmo il tè per terra e mi piaceva quella giostra
di gente nelle storie tue d’ artista.

Mi confidasti trepida non so quale segreto
dicendo “donna” e non “la cameriera”.
Tua madre aveva un forte mal di testa quella sera:
fui premuroso, timido, discreto.

E tu nell’ altra stanza che insegui i tuoi pensieri,
non creder che ci sia di meglio attorno:
noi siamo come tutti e un poco giorno dopo giorno
sciupiamo i nostri oggi come ieri.
Ma poi che cosa importa? Bisogna stare ai patti:
non voglio il paradiso né l’inferno.
Se a volte urlo la rabbia, poi dimentico e mi perdo
nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti.

Uscimmo un po’ accaldati per il troppo vino nero,
danzammo sulla strada, già albeggiava.
Sembrava una commedia musicale americana,
tu non lo sai, ma dentro me ridevo…

Francesco Guccini

Sogno.

Io penso: e vedo ( o sogno?)

un piccolo villaggio, una gran pace:

dentro, un cantar di galli.

E il piccolo villaggio si smarrisce

in un fioccar di neve.

Entro il villaggio in abito da festa

una casetta bianca.

Furtiva accenna una testina bionda

tra le cortine mosse.

Schiudo la porta: e i cardini stridendo

chiedono fiochi aiuto.

Poi nella stanza, un timido e sommesso

profumo di lavanda.

R.M.Rilke

Nevicata.

Alfred Sisley, Neve a Louveciennes

Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,

non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aere le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.

Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.

In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

Giosuè Carducci