Prestet fide supplementum.

Tantum ergo sacramentum
veneremur cernui,
et antiquum documentum
novo cedat ritui;
præstet fides supplementum
sensuum defectui.
Genitori Genitoque
laus et iubilatio,
salus, honor, virtus quoque
sit et benedictio;
Procedenti ab utroque
compar sit laudatio. Amen.
San Tommaso d’Aquino

Traduzione
Adoriamo, dunque, prostrati
un sì gran sacramento;
l’antica legge
ceda alla nuova,
e la fede supplisca
al difetto dei nostri sensi.
Gloria e lode,
salute, onore,
potenza e benedizione
al Padre e al Figlio:
pari lode sia allo Spirito Santo,
che procede da entrambi.
Amen.

Triste come una chiesa svedese.

Vergine clemente, perdona i poverini che per riempire il frigorifero hanno dovuto accettare un lavoro all’Ikea, la catena nemica di tuo figlio (non vende presepi ma solo pagani alberi di Natale). Consolatrice degli afflitti, conforta i dipendenti della filiale di Corsico che stanno protestando contro i turni massacranti e le “ronde per controllare le soste in bagno” (altro che ronde leghiste, queste sembra che funzionino davvero). Torre d’avorio, fammi vivere per sempre in case belle come la mia, dove l’Ikea è entrata solo sotto forma di matitina regalatami da un’amica, una matituccia rachitica, miserabile, triste come una chiesa svedese in un film di Bergman.

Camillo Langone, Il Foglio, 10 dicembre 2009

Il concetto di verità comprendeva per me anche la bellezza.

Dopo mesi di tenebre interiori, ebbi d’improvviso e per sempre la certezzache qualsiasi essere umano, anche se le sue facoltà naturali sono pressoché nulle, penetra in questo regno della verità riservato al genio, purché desideri la verità e faccia un continuo sforzo d’attenzione per raggiungerla: in questo modo diventa egli pure un genio, anche se per mancanza di talento non può apparire tale esteriormente (…) Il concetto di verità comprendeva per me anche la bellezza, la virtù e ogni sorta di bene.

Simone Weil,  Attesa di Dio, Rusconi 1972

Un’idea della mente umana che abbia la capacità di trascendere i dati immediati dell’esperienza.

Valerio Adami

Perché disturba, perché “non frutta” Simone Weil? La risposta è che non viene da Hegel né rimanda a Nietzsche (dichiarò di non sopportarlo); fa totalmente a meno di Freud anche quando parla di psicologia, di passioni e di desideri; non tiene conto né del “Tractatus” di Wittgenstein né di “Essere e tempo” di Heidegger; non ha niente a che fare né con il Surrealismo né con altre avanguardie. Le sue riflessioni politiche non escludono l’esperienza religiosa, il suo impegno politico non esclude, anzi implica, un’idea della mente umana che abbia la capacità di trascendere i dati immediati dell’esperienza. Il suo ateismo intellettuale non nega la possibilità di concepire Dio, se davvero se ne è capaci, cioè se si è in grado di vivere, di convivere con una certezza religiosa in un mondo costruito sull’assenza di Dio e la cancellazione del sacro.

Alfonso Berardinelli, Il Foglio, 10 dicembre 2009