Sant’Ambrogio

Eminenza, non è l’attenzione agli ultimi e il senso della solidarietà che mancano. Semmai ciò di cui si sente la mancanza è una presenza piena di ragioni, di metodo e di speranza cristiana. Sentiamo il generico richiamo a Cristo, ma non lo vediamo affermato in una proposta puntuale, che irradi intelligenza, conoscenza, fascino, e, perché no, potenza vitale.

Luigi Amicone, lettera aperta al Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi

La brenda III (la merenda III).

Paul Cézanne, Le déjeuner sur l'herbe

LA BRENDA III

E’ sarà stè parchè a magnessom trop,

E’ sarà stè i caplett e e’ zabajon,

Mo e’ fatto stà che tott e’ gioran dop

Avessom una bela indigestion!

Mè a dseva gumitend: “Oh Dio ch’ a sciopp!”

E iquè so l’urineri e zo i bragon

E via ch’andeva par di drì d’ galop

Cun una sciolta ch’ la pareva e’ fion!

I Pulett, caro te, i’ è bona zent

e Pino, nenca lò, l’ è un bon burdell,

Mo i tira a fev la pell, un azident!

Fatto sta ch’ a caghessum al budel

Mo st’ etra dmanga ai turnaren tott quent

Par fe una gran magneda d’parpadell.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Traduzione

Sarà stato perché abbiamo mangiato troppo,

Saranno stati i cappelletti e lo zabaglione,

Sta di fatto che tutto il giorno dopo

Avemmo una bella indigestione!

Io dicevo vomitando:”Oh Signore, muoio!”

E qui sul pitale e giù le braghe

E via che andavo al galoppo

Con una diarrea che pareva un fiume

I Poletti, caro te, sono gente buona,

E Pino, anche lui, è un bravo ragazzo,

Ma tirano ad ammazzarti, un accidenti!

Fatto sta che abbiamo cagato le budella

Ma la prossima domenica torneremo tutti quanti

Per fare una gran mangiata di tagliatelle.

La brenda II (la merenda, II).

C.Monet, Le déjeuner sur l'herbe

LA BRENDA II

E andessom a Santerna in tanti avtur

Ch’us aveva invidé Pino Pulett

-Bravo! E’ fiol d’Cecco- par magnè i caplett

Ch’ e’ guideva Archimede, imbariegh dur

Al credat? A paremia un branch d’ sgadur

E Tugnazz un magnè zent trentasett,

Una mezza tachena, du gallett

E un pastezz d’ macaron cun e’ brod scur.

E i brindisi? “Un eviva a quel bodino!”

-“Io bevo a la salute nostra d’ no!”-

“Burdelli! abbasso l’acqua e viva il vino!”

E dop a la grustè, dop ai maron,

La sgnora Imelde, ch’ l’è la mama d’ Pino,

L’ as mandé una barila d’ zabaion.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Traduzione

Siamo andati a Santerno con tante vetture,

ci aveva invitato Pino Poletti

Bravo! Il figlio di Cecco, per mangiare i cappelletti

E guidava Archimede, ubriaco fradicio.

Lo credi? Sembravamo un branco di mietitori,

Tugnazz ne mangiò 137,

Un mezzo tacchino, due galletti

E un pasticcio di maccheroni con il sugo scuro

E i brindisi? Un evviva a quel budino!

Io bevo alla salute nostra di noi!

Ragazzi, abbasso l’acqua e viva il vino!

E dopo la crostata, dopo le castagne,

La signora Imelde, che è la mamma di Pino,

Ci mandò un barile di zabaione.

La brenda (la merenda)

E.Manet, Le déjeuner sur l'herbe

LA BRENDA I

Me, Temistocle, Opimio, Clodoveo,

Egisto, Aristodemo, Geremia,

Epaminonda, Palamede, Feo,

Telemaco, Tancredi e e’ zop Elia,

Orlando, Pirro, Pericle, Pompeo,

Teodorico, Amilcare, Tobia,

Nullo, Menotti, Aristide, Aristeo,

Cariulano, Scipion, Febo, Isaia,

I vens cun al su donn*: l’Ifigenia,

L’Isolina, l’Elettra, la Dircea,

La Zenobia, la Merope, l’Argia,

L’Andromaca, la Saffo, la Medea,

La Mirra, la Penelope, la Pia,

E l’Irma con su medar Galatea.**

* vennero con le loro donne.

** e l’Irma con sua madre Galatea.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Regole di seduzione.

Mantova, Palazzo Tè, Giove seduce Olimpia

Quelle che per lui sono le regole di seduzione di una donna di sinistra sono in realtà leggi di conquista universali, le uniche certezze rimaste: “La prima, fondamentale regola per sedurre una donna di sinistra sarebbe liberarla dall’essere di sinistra. Rose, inviti a cena, e poi custodirne il nome, proprio perché amato, nel ‘fulgore di una bolla scintillante’. Insomma: tutto il repertorio della galanteria talebana, e quindi offrire la precedenza, spazzarne il malumore, fabbricare per lei un orizzonte dove potersi mostrare ‘piacente a chi la mira’”. Nelle sere tempestose portale delle rose, nuove cose, poi spazzarne il malumore soprattutto, ma anche la precedenza è importante, per farle capire che è più preziosa, almeno in quell’istante, del compagno di calcetto, del cane, della macchina in divieto di sosta, delle pubbliche relazioni, dei doveri di carriera. “La seconda regola per sedurre una donna di sinistra è, precisamente, quella di evitare il pericoloso alfabeto catastrofico penoso delle donne di sinistra, che quando decidono di aprirsi all’amore vogliono “discutere” – vogliono discutere per decidere”. Va bene, lei starà assai volentieri zitta se voi sarete in grado di parlare, senza troppi “cioè”, “surreale”, “incredibile”, “kafkiano”, lei non aspira ad altro che a poter finalmente tacere e lasciar fare, a riposarsi almeno mentre viene corteggiata. “Terza regola sarebbe non decidere, o meglio: non dare alla donna di sinistra nessun margine di decisione. Neppure quando, inavvertitamente, con gravità dannunziana, la mano arriverà al fondo della schiena”. Ossantinumi, qui dipende dalla mano (astenersi sudaticce, appiccicose, tremanti, inanellate). “La quarta regola, spregevole e perciò gradita, vuole l’altra mano aggrappata alla nuca – respiro contra respiro –, sicché la quinta regola spalanca nella coscienza progressista il disgusto di avere a distanza assai ravvicinata il più orrido dei figuri, l’articolo più vistoso dell’impresentabilità sociale”. L’impresentabilità sociale, di questi tempi, è passata talmente in secondo piano, superata da troppi uomini che non amano le donne, che molte belle signore illuminate, sinceramente democratiche, progressiste e un tempo assai snob, trovano adesso irresistibile Fabrizio Corona. Per contrasto, per sfinimento, perché non sembra morto, perché è pronto a fare a botte, e perché c’è da vergognarsi, come giustamente scrive Buttafuoco: “La donna di sinistra, infatti, è felice vergognandosi, felice solo con un uomo per cui le amiche, immancabilmente le diranno: ‘Ma come fai, con un mostro simile?’”. Ma come fai, con un mostro simile, è il segno che è amore e che le amiche anche non di sinistra sarebbero pronte a tutto per vergognarsi al posto suo.

Annalena Benini, Il Foglio, 5 dicembre 2009