Peccato originale.

Kant dopo aver avuto bisogno di una lunga vita umana per ripulire il suo mantello filosofico dai numerosi pregiudizi che l’insudiciavano, lo ha ignominiosamente imbrattato con la macchia vergognosa del male radicale affinché anche i cristiani siano allettati a baciarne il lembo.

W.Goethe, lettera a J.F.Herder del 7 giugno 1793

6 dicembre: Santi Dionisia, Dativa, Leonzia, Emilio, Terzo e Bonifacio.

Lo storico della persecuzione vandalica in Africa, il vescovo Vittore di Vita, che scriveva sulla fine del sec. V, informa che sotto il re ariano Unnerico molti cristiani dell’Africa proconsolare ebbero a soffrire, per la fede nella S.ma Trinità, atroci tormenti. Erano prese di mira specialmente le donne appartenenti alla nobiltà, che venivano denudate e fustigate in pubblico fino a farle morire dissanguate. A tale genere di supplizio, perché nobile e particolarmente bella, fu sottoposta Dionisia, conterranea di Vittore. Pur tra i tormenti, ella trovò la forza d’incoraggiare al martirio i compagni di fede presenti: l’unico figlioletto suo, Maiorico, a cui poté dare sepoltura con le sue stesse mani, la propria sorella Dativa, e Leonzia, figlia di Germano, vescovo di Perada o Paradana. Ad essi si aggiunsero il venerabile medico Emilio o Emelio (Emiliano, in Usuardo), cognato di Dativa, il cui supplizio Vittore preferisce non descrivere; Terzo, uomo religioso della Byzacena, e Bonifacio Sibidense, che va identifieato probabilmente coll’omonimo vescovo di Sicilibba, a cui furono estratte le viscere.

A questi martiri gli antichi calendari ne associarono altri due che subirono l’estremo supplizio nella medesima persecuzione e nella stessa provincia. Nella città di Tuburbium maggiore (Tuburbin), già celebre per altri martiri ricordati nel Calendario cartaginese al 30 luglio, il nobile e generoso Servo o Servio (che sotto Genserico aveva sofferto per non aver voluto svelare il segreto di un amico), duramente colpito con bastoni, fu levato in alto per mezzo di carrucole e più volte lasciato cadere violentemente al suolo. Nella città Colusitana o Culcitanense (Culsitanum), la più feconda di martiri, la matrona Vittoria o Vittrice subì il martirio imperterrita senza dar ascolto alle preghiere del marito e senza lasciarsi commuovere dalle lacrime dei figli.

Il loro culto è menzionato nei martirologi di diverse Chiese antiche e in quelli di Adone, Floro e Usuardo. Il loro ricordo è attestato nel Leggendario del convento dei Canonici Regolari di Boddeken in Westfalia attraverso un cod. del sec. XIV della Biblioteca Teodoriana di Paderborn. Il Martirologio Romano li commemora il 6 dicembre, ad eccezione di Servo, ricordato nel giorno seguente e di Vittoria che sfuggì ai suoi redattori.

Emiliano ebbe nel tardo Medioevo culto particolare in Napoli, ove sue reliquie sarebbero state portate dagli esuli africani; sulla fine del sec. XIV il sodalizio dei farmacisti, che lo scelsero a loro patrono con s. Pellegrino, eresse un tempietto in suo onore.

da http://www.santiebeati.it

Infine assaltata e soggiogata.

Henry Cartier Bresson, Le gambe di Martine

Bisogna riscrivere tutte le regole del galateo, signori: una donna non corteggia, ma viene virilmente adocchiata, fissata, cercata, regalata, sospirata, chiamata, aspettata, assediata, scongiurata, ignorata e infine assaltata e soggiogata.

Annalena Benini, Il Foglio, 5 dicembre 2009

Mostrateci, per pietà, la vostra smania di conquista.

Henry Cartier Bresson, Dieppe

Ci si permette di suggerire qualche piccolo mutamento, accorgimento, medicamento, per gli amati uomini così eccessivamente modernizzati, così eternamente vittime delle erinni, così tristemente costretti a cercare, come dicono gli psicologi maschi, focolari alternativi, quelli con gli omoni che cucinano torte di mele: noi prepariamo il risotto, voi attaccate il decoder e sintonizzate i canali; noi strofiniamo le vostre camicie con acqua fredda e sapone di marsiglia facendo attenzione a colletto e polsini, voi aggiustate l’anta di legno dell’armadio; noi vi sorridiamo, voi non grugnite annodandovi sciarpe color malva. Noi sapremo sembrare timide e tutte sguardi e misteri, voi mostrateci però, per pietà, la vostra smania di conquista.

Annalena Benini, Il Foglio, 5 dicembre 2009

L’involuzione del femminile.

Henry Cartier Bresson, Alicante

(..) Anni ed emancipazioni per approdare all’involuzione del femminile. Sono signore che si comportano come uomini ed è per questo che fanno le cose più maschie: fumano, ostentano, si sbatacchiano, sbattono al muro la più ghiotta tra le prede di una sera. Nel segno maldestro della rappresentazione caricaturale.

Pietrangelo Buttafuoco, Fimmini, Mondadori, 2009

Braccia sottratte al calcestruzzo.

Muratori, 1946

Non ci basterebbero tutti i rotocalchi noi femmine, alle vette di un romanzo o ancora peggio di un saggio) per raccontare gli uomini dell’occidente benestante. Si potrebbe cominciare così: “Braccia sottratte al calcestruzzo. Vedovi della zappa in crisi davanti a un chiodo da attaccare al muro. Prede di immensi sconforti quando si tratta di far funzionare la caldaia. Pallidi (o peggio, abbronzatissimi) intellettuali di grido che porgono mani mollicce, spettegolano come servette, lamentano persecuzioni, scompaiono al momento del conto, hanno dimenticato il portafogli a casa assieme a quel che resta del rigonfiamento dei pantaloni, non se la sentono di spostare la macchina e offrono in cambio il numero privilegiato del radiotaxi, mandano messaggini con faccette tristi e puntini di sospensione, hanno bisogno di riposo e di mascherine sugli occhi, tengono accanto allo spazzolino da denti la crema antirughe, hanno paura la sera quando tornano a casa soli, si dichiarano femministi, si commuovono davanti a cortei anti sfruttamento, sospirano che per i giovani è meglio lasciare il paese, si preoccupano per il precariato, si informano sulla clitoride, prendono tranquillanti, vogliono sentirsi amati e compresi, confidano le infelicità alle amiche transessuali nel post coito abbarbicati a gigantesche tette dure di silicone, e piangono.” Per ogni fimmina che va a corsi di flamenco, torna a casa sola la sera e tiene la luce accesa tutta la notte per paura dei ladri e degli zingari, per ogni ex ragazza che aspetta trepidante e infelice l’uomo che via sms le ha annunciato di aver trovato il tempo per una veloce botta e via, per ognuna di queste donne senza amore (..), c’è un mezzo uomo appassionato di design e spaventato dalla pandemia di influenza A.

Annalena Benini, Il Foglio 5 dicembre 2009