La fatica dell’esser sempre desti: essere sempre presenti a se stessi.

L’esser desti sembra consistere in un esser presente del soggetto a se stesso: in un sentirsi immediatamente come uno. Questo uno fa riferimento nello stesso senso al sentire un essere, il soggetto si sente immediatamente come un essere. Un essere sito in un luogo determinato, pertanto in stato di quiete, in un luogo che gli è proprio, che gli appartiene perché se n’è appropriato costantemente, in un impercettibile sforzo che si fa sensibile nelle situazioni, qualunque esse siano, in cui si sente fluttuare.

E proprio il farsi sensibile di questo sforzo lo rivela e rivela al tempo stesso che ha luogo sempre, che è, a livello più basso, più impercettibile, tensione. Tensione, da qui la fatica dell’esser sempre desti, che sopraggiunge anche quando non si è compiuto alcuno sforzo fisico, né intellettuale, quando il dispendio energetico non è tale da giustificare la caduta nel sonno. È la tensione, alla lunga insopportabile, di appropriarsi del luogo nella realtà, tra la realtà, la tensione dell’esser sempre presente a se stesso.

Maria Zambrano, I sogni e il tempo, Pendragon

Queli ch’al gn’era (quelle che non c’erano).

Silvestro Lega, La visita

Cleopatra, Penelope, Zaira,
Briseide, Saffo, Merope, Medea,
Flora, Fedora, Ulimpia, Galatea,
Malvina, Albinea, Antigone, Dalmira,

Italia, Berenice, Ada, Palmira,
Calliope, Fulvia, Andromaca, Dircea,
Ifigenia, Mercedes, Aristea,
Cesira, Tullia, Liduina, Elmira,

Edvige, Claudia, Candida, Drusilla,
Doralice, Febea, Carmalitana,
Domitilla, Plautilla, Secondilla,

Ermelinda, Mafalda, Elide, Diana,
Ebe, Teodolinda e Tanaquilla
Agl’era andedi a la funzion d’santa Ana.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Qui ch’i i’era (quelli che c’erano).

Silvestro Lega, Chiesa Crespina

Me, Ulimpio, Gracco, Palamede, Urfeo,
Egisto, Anchise, Pilade, Rutilio,
Cincinnato, Trasibulo, Duilio,
Dario, Febo, Archimede, Tolomeo,

Radamisio, Callisto, Apelle, Alfeo,
Clodio, Licurgo, Amilcare, Lucilio,
Aristodemo, Pericle, Pomilio,
Ercole, Ascanio, Aristide, Pompeo.

Bruto, Cassio, Quirino, Anacreonte,
Seneca, Agesilao, Timoleone,
Telemaco, Temistocle, Creonte,

Aristotile, Socrate, Platone,
Germanico, Lisandro, Senofonte,
A semmia degghia ben in convarsazione.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

M’innamorai di te perché tacevi.

Silvestro Lega

Nell’aria della sera umida e molle
Era l’acuto odor de’ campi arati
E noi salimmo insieme su questo colle
Mentre il grillo stridea laggiù nei prati.
L’occhio tuo di colomba era levato.
Quasi muta preghiera al ciel stellato;
Ed io che intesi quel che non dicevi
M’innamorai di te perché tacevi.

Olindo Guerrini

Resistere richiede una forza maggiore che attaccare.

1.Colui che attacca assume il ruolo del più forte; colui che resiste è quindi il più debole che resiste al più forte, cosa che è sempre la più difficile,

2.Per colui che attacca il pericolo sembra lontano, mentre è presente per colui che subisce l’attacco, ed è più difficile non vacillare per eventi presenti che non per venti futuri.

3.Resistere può avare una durata temporale; viceversa, attaccare può essere l’effetto di un impulso improvviso. Ed è più arduo restare a lungo irremovibile che lasciarsi andare subitaneamente a qualcosa di difficile. Ciò fa dire ad Aristotele che “alcuni volano incontro ai pericoli e si tirano indietro quando si trovano in mezzo; gli uomini forti sono tutto il contrario.”

San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, 123, art.6, ad primum.