La creazione si impone a chi voglia esercitare la ragione.

Jacopo Tintoretto, La creazione

Gli evoluzionisti credono di essere “anticreazionisti”, ma di fatto, essi trasferiscono l’azione creatrice da Dio alle creature, senza uscire dal vituperato “creazionismo”. Cos’è infatti la cosiddetta trasformazione delle specie se non un’“auto trasformazione” che implica la capacità della materia di “auto-crearsi”?

Il materialismo evoluzionista attribuisce di fatto un potere creatore alle creature, espropriate del loro primo principio e del loro ultimo fine. Chi ha la capacità di auto-trasformarsi ha una capacità creatrice: le proprietà che vengono negate a Dio vengono attribuite alla materia, eterna, infinita, “pensante” e assolutamente “libera”, perché non determinata da altri che da se stessa: in una parola divina. In realtà nessun esperimento né argomento razionale è in grado di provare che una creatura possa autodeterminare la propria natura. Né una molecola di materia inerte, né una cellula vivente è in grado di “pensarsi”, di “crearsi” e di “superarsi”. La creazione, che è produzione di una realtà secondo tutta la sua sostanza, senza alcun presupposto, creato da altri, o increato che sia, si impone a chi voglia esercitare la ragione, come una “realtà scientifica”, o, se si preferisce, come una verità razionale radicalmente incompatibile con la fantasia evoluzionista.
Roberto de Mattei, vice-presidente del CNR

Minareti 5.

Londonistan

Paura chiama paura. Invece servirebbe l’opposto, e l’ha detto bene il ministro francese dell’immigrazione, Eric Besson: l’unica via percorribile è l’integrazione degli islamici nei valori repubblicani. Tiriamoli fuori dai garage, dal culto della diversità ostile che produce fondamentalismo, sciogliamo il multicomunitarismo nell’appartenenza alla nazione come presidio di libertà per l’individuo, offriamo legittimazione pubblica e pretendiamo lealtà pubblica. Il politicamente corretto non c’entra nulla. Chi entra in occidente deve siglare un patto che preveda il dovere di seguire le regole e rispettare la tradizione di chi ti ospita, e una cornice di diritti, tra cui sta la possibilità di praticare pubblicamente il proprio credo religioso. Il resto, l’ha detto anche Vittorio Messori, lo sta già facendo l’individualismo che scioglie i tribalismi e il potere seduttivo nei costumi e nei consumi della nostra società. Più delle crociate, per l’occidentalizzazione dell’Islam possono i supermercati e la paziente pedagogia alla res publica.

Angelo Mellone, Il Foglio, 2 dicembre 2009

Minareti 4.

East London, la moschea

Gli imam avrebbero usato (in Svizzera: ndr) microfoni e altoparlanti tenuti ben alti, superiori ai clacson delle macchine e al traffico. La prima chiamata alla preghiera sarebbe stata alle 4 del mattino. Non c’è bisogno di andare alla Mecca per averne conferma. Già avviene alla East London Mosque, dove la chiamata alla preghiera serale compete con il rumore del traffico in Whitechapel Road. (..) A Bruxelles la comunità turca sta trattando sul volume del muezzin, non certo sulla sua opportunità.

Giulio Meotti, Il Foglio, 2 dicembre 2009

Minareti 3 (un paese protestante).

Il successo di opinione della Lega si spiega con la sua capacità di conoscere la realtà del paese: un paese protestante, ma senza chiese protestanti, senza etica protestante, senza integralismo religioso protestante. E certamente non più cattolico, se non in una sua parte largamente minoritaria.

Marco Barbieri, Il Foglio, 2 dicembre 2009.

Minareti 2.

La vera battaglia infatti è che il principio della libertà religiosa (di culto e di espressione pubblica) che l’Occidente riconosce e garantisce, si diffonda in tutto il mondo musulmano. Non può essere oggetto di scambio, “io la concedo ai tuoi se tu la concedi ai miei”, poiché si tratta del fondamento stesso del diritto umano. Se perdesse anche questa certezza, dell’Occidente rimarrebbe ben poca cosa.

Roberto Fontolan Il Sussidiario.net, 2 dicembre 2009

Minareti 1.

Niente è più lontano da ogni dialogo e tolleranza interculturale di quell’ectoplasma ideologico e giuridico che chiamiamo “multiculturalismo”.

“Il rispetto dell’altro -ricorda Rigotti nel suo libro Conoscenza e significatoè possibile solo a condizione che non trascuriamo noi stessi e apprezziamo la nostra origine culturale.”

Imparino la lezione i signori di Strasburgo e gli Zagrebelsky de noantri. Chi legifera, sentenzia e istruisce gli europei a gettare al vento le proprie radici cristiane., sia pronto a raccogliere la tempesta di cui il voto svizzero sembra solo essere una primizia.

Luigi Amicone, Tempi, 3 dicembre 2009