Dammi respiro con le tue parole.

Lela
Están as nubes chorando
por un amor que morréu.
Están as rúas molladas,
de tanto como chovéu.
Lela, Lela,
Leliña por quen eu morro
quero mirarme
nas meniñas dos teus ollos.
Non me deixes
e ten compasión de min.
Sen ti non podo,
sen ti non podo vivir.
Dame alento das túas palabras,
dame celme do teu corazón,
dame lume das túas miradas
dame vida co teu dulce amor.
Lela, Lela…
Sen tí non podo,
sen tí non podo vivir.

Stanno piangendo le nuvole
per un amore che finisce,
le strade si bagnano
per tutto il mio pianto.
Lela, Lela, Lelina che amo tanto,
voglio vedermi
riflesso nella luce dei tuoi occhi.
Non lasciarmi,
ma abbi compassione di me.
Senza te non posso,
non posso vivere.
Dammi respiro con le tue parole
dammi calore col tuo cuore
dammi luce con il tuo sguardo
dammi vita con il tuo dolce amore.

Visibile che si fa guidare, invisibile che guida.

Marc Chagall, Claire de lune

“Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?”

Sant’Agostino Sermo CCXLI, 2: PL 38, 1134.

Qual’è il futuro radicale a partire dal quale viviamo il presente?

Winslow Homer

Qual’è il fine a cui tutto tende e deve ordinarsi? (..) Da un lato voglio essere felice,dall’altro so che devo morire. Più desidero una felicità perfetta, più la morte sembra uno scandalo. Più resto lucido sulla mia morte, più devo ammettere che la felicità che cerco non è di questo mondo. Da ciò deriva una tensione estrema, e la prima tentazione è di allentarla, cadere nell’ottimismo cieco o nella lucidità cinica, accontentarsi dei piaceri di questo mondo,con i suoi piccoli mezzi, o disprezzare ogni piacere come se fossi destinato allo sterminio. (..)

(L’uomo) è straziato da questo duplice fine che rimanda ad una trascendenza, a un mistero. Si lancia verso l’infinito e vede dinanzi a sé una sorta di impasse, si ferma nell’impasse e sente che nonostante tutto deve proseguire, perché la felicità vuole durare ed estendersi. Una gioia che so essere provvisoria, anche se proprio per questo può essermi ancora più cara, è ben presto sopraffatta dall’inquietudine. Una gioia rubacchiata a spese della felicità di altri, con ingiustizia, è presto distrutta dalla vergogna e dal rimorso. la felicità alla quale aspiriamo spontaneamente implica giustizia ed immortalità, ma dove trovare immortalità e giustizia qui sulla terra? Il nostro desiderio di felicità, la speranza stessa di felicità, ci fa disperare del mondo. In tal modo il nostro duplice fine ci tende fino alla lacerazione.

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella, Assisi 2009