La serietà dello sguardo ai propri bisogni.

Antonello da Messina


La prima condizione perché l’avvenimento, il movimento come avvenimento, come fenomeno imponente, si realizzi, la prima condizione è proprio questo sentimento della propria umanità; la parola che ho usato in principio la mantengo: l’ “affezione a sé”. L’affezione alla propria umanità è il contrario dell’egoismo, perché l’affezione a sé o alla propria umanità è molto più di uno stupore per qualche cosa che si ha addosso e che non ci si è dato noi che neanche un’affermazione accanita di quello che si pensa o si sente.

Nell’affezione a sé, nell’attaccamento a sé stessi, originale, c’è affermata la sorpresa di non essersi fatti da sé, lo stupore di questa oggettività che è il mio soggetto, la meraviglia di questa cosa che chiamo “io”.

Anche senza che ci sia necessità di una percezione filosoficamente adeguata o maturamente degna di tutto questo, quello che sto dicendo, questa affezione a sé, si traduce normalmente nella serietà dei propri bisogni, nella serietà dello sguardo ai propri bisogni.

don Luigi Giussani, Uomini senza patria

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