Cosa produce la coscienza?


Cercherò di prendere sul serio, dal mio punto di vista, che è quello della fede e della teologia, la questione che attraversa le ricerche delle neuroscienze e che investe frontalmente la neuroetica (e la neuroantropologia):

Come è possibile che parti di materia priva di coscienza producano coscienza?
Questa che è la questione basilare può essere scomposta a sua volta in tre domande:

è il cervello a produrre la mente?

Se sì, dal funzionamento del cervello si induce una spiegazione esauriente della natura dell’uomo?

In tal caso che ne è di ciò che la tradizione, ma anche, in buona misura, il senso comune, chiama anima (spirito)?

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Imprese neuroscientifiche.

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In (Helen Fisher) notiamo subito un fattore determinante delle ricerche in analisi: la sottolineatura della “funzionalità adattativa” di ogni
stadio considerato. L’attrazione sessuale serve per dare la caccia a un partner a scopo riproduttivo; l’amore romantico serve per focalizzarsi su un
solo specifico partner; l’attaccamento favorisce la formazione di una coppia monogama (monogamia seriale) con lo scopo di allevare la prole.
La questione dell’amore umano diventa così un contenuto dell’impresa neuroscientifica contemporanea.

 

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Speculazioni neuro-scientifiche

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Credo che l’amore romantico sia una delle tre reti primordiali del cervello, che si sono sviluppate per spingere gli esseri viventi all’accoppiamento
e alla riproduzione. La libido, cioè il desiderio di gratificazione sessuale, si è manifestato per motivare i nostri antenati alla ricerca di un rapporto sessuale con un qualsiasi partner. L’amore romantico, l’euforia e l’ossessione dell’innamoramento, li ha spinti a concentrare l’attenzione su un solo individuo alla volta, conservando così tempo prezioso ed energie per l’accoppiamento. E infine l’attaccamento uomo-donna, cioè la sensazione di pace e di sicurezza, che spesso si prova per un partner di lunga durata, si è sviluppato affinché i nostri antenati amassero questa persona abbastanza a lungo da allevare i figli nati dalla loro unione.

 

Helen Fisher