Studiare l’amore umano.

DISEGNO_7

Il complesso fenomeno dell’affettività umana non poteva dunque sfuggire e non è sfuggito a questo approccio di lavoro.

Con risultati solo in parte degni di nota.
E così è avvenuto che le neuroscienze contemporanee e la psicologia cognitiva abbiano cominciato, oggigiorno, a studiare in sinergia anche l’amore umano.

Lo fanno con strumenti di lavoro ormai consolidati, strumenti con cui sono stati indagati molti comportamenti umani caratteristici e alcune “peculiarità” di Homo sapiens (freewill, senso morale, giudizio etico, estetico ecc.). Si parte con un’indagine psicologica, effettuata solitamente tramite quiz a risposta multipla; si passa poi all’analisi statistica intra e inter-culturale dei dati raccolti in questo modo, per cercare di individuare dei trend cui fornire successivamente un’interpretazione scientifica, e da associare all’eventuale scoperta di un nuovo “universale biologico”. Il passaggio ormai quasi obbligato è la ricerca di un ancoraggio al substrato neuronale. Si cerca cioè di trovare il “correlato neuronale di…” questo o quel fenomeno di interesse. Partendo dalle neuroimmagini ottenute (tramite fMRI – Risonanza magnetica funzionale per immagini), si fornisce infine una spiegazione per lo più di tipo adattativo-evolutivo: qualcosa che sia in grado di ricollegare un accadimento biologico presente al nostro passato
evolutivo di cacciatori-raccoglitori pleistocenici.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II nel XXIX anniversario di fondazione.

Cosa significa realmente esistere come esseri pensanti?

La neuroetica non si limita quindi a pronunciarsi sui problemi etici che sorgono dall’applicazione delle neurotecnologie, ma alimentandosi, di fatto o esplicitamente, a un confronto sempre più serrato con l’etica, la filosofia, la teologia morale, la psicologia,
la pedagogia, l’arte, il diritto e l’economia vuole rispondere, partendo rigorosamente da sofisticate indagini scientifico-sperimentali, all’interrogativo: cosa significa realmente esistere come esseri pensanti (N. Levy)?
E’ possibile ri-significare in termini puramente neuronali un simile interrogativo per cercare di rispondervi?
La posta in gioco è molto importante se Adina Roskies, considerata l’iniziatrice delle neuroscienze dell’etica, giunge ad affermare: “Man mano che procederemo nella comprensione di comportamenti complessi la concezione del cervello come macchina deterministica andrà a minare la nozione stessa di libero arbitrio e di responsabilità morale”.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Una elettrica transitorietà.

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Circondati com’erano dalle vestigia di un antico splendore, in quella scalcinata austerità i giocatori di poker sembravano anch’essi ombre di un altro tempo o rozzi impostori in una scena teatrale.

Bevevano e scommettevano e borbottavano in un clima di elettrica transitorietà, vecchi con le braccia inguainate nelle soprammaniche usciti da qualche foto seppiata, che ammazzavano il tempo in compagnia di carte premonitrici di una sorte vagamente annunciata.

Cormac McCarthy, Suttree, Einaudi 2009