Il “Genere” era legato da un’unione misteriosa.

Il «Genere», per l’uomo contemporaneo, è un insieme, una totalità, un aggregato, un’entità logica, vale a dire un’unità esteriore e meccanica, niente di più. Ma per l’uomo antico essa era un’unità sostanziale, l’unico oggetto della conoscenza.
La nostra vista è sotto il profilo sensibile penosamente incatenata all’individuale; ancor più vincolata ad esso è la nostra percezione, la nostra comprensione della vita. L’individualismo che è anche nominalismo, è la malattia del nostro tempo. L’uomo antico invece doveva «sforzarsi» per riuscire a vedere le cose individualmente separate e solo dopo aver peccato poteva provare una senzazione simile. Egli vedeva la separazione come un atto di distacco intenzionale che gli si presentava come una «colpa» (…) La fatale «nemesi», l’ammenda, (…) per questa colpa era (…) l’annientamento, la dissoluzione dell’individuo nell’ambiente. La realtà, dall’uomo antico non era vista come una serie di punti separati e nemmeno come il caos in cui tutte le distinzioni erano annullate, ma come un organismo. I suoi «organi», che si lasciavano vedere separati, smembrati, per la coscienza diventavamo tali solo dopo un grande sforzo. Per la percezione abituale invece essi erano un «tutt’uno».
Il «Genere» era legato da un’unione misteriosa.

 

Pavel Florenskji, Il significato dell’idealismo, Rusconi 1999