Mi spiaceva passare per le sue strettoie.

Sant’Agostino, affresco

La via, ossia la persona del Salvatore, mi piaceva, ma ancora mi spiaceva passare per le sue strettoie.

Sant’Agostino, Confessioni, VIII, 1,1

Dormire è abbandonarsi alla vita.

J.E.Millais, Ophelia

Dormire per l’uomo è abbandonarsi alla vita, immerso nella notte dell’essere.

Lasciarsi andare alla vita, abbandonarsi alla vita, alla sua illimitatezza, senza l’appiglio della realtà. Chiudere gli occhi in un atto di totale fiducia. Arrendersi, fidarsi, credere. Ne deriva l’insonnia prodotta dall’inquietudine, dalla sfiducia, dalla semplice miscredenza. La preghiera che a conclusione dello stato di veglia del credente è la più adeguata preparazione all’entrata nel sonno, è l’atto di assoluta fiducia che rinvia all’abbandono completo, al commiato dalla realtà -sempre relativa nella vita umana-, al ritorno a questo stadio iniziale assoluto.

Maria Zambrano, I sogni e il tempo, Pendragon 2004

Un compito di cui non scorgiamo le infinite conseguenze.

Norvegia, dall'Hurtigruten, luglio 2009


Siamo presi nella trama si una storia che è al di sopra di noi. Forma in qualche modo il corpo del nostro corpo, la matrice nella nostra genesi, si perde nella notte dei tempi. Si prolunga anche verso aurore che non vedremo mai. Ma noi siamo nella Storia così come la Storia è in noi. La nostra esistenza è storica, certo, ma la Storia è soprattutto personale, nel senso che si personalizza in ciascuno di noi. Nella nostra vita si giocano poste di cui siamo, a malapena, consapevoli. Un patrimonio oscuro è all’opera nella nostra carne, mentre una chiamata dall’alto esige un compito di cui non scorgiamo le infinite conseguenze.

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella 2009

Una morte riuscita.

In cosa consiste, dunque, una morte riuscita?

Riscattare il tempo con la moneta di sangue dell’eternità, far propria tutta la Storia e rimetterla con se stessi alla misericordia dell’Altissimo, offrire alla messe degli angeli la duplice credenza del grano buono e della zizzania; nel mezzo della lotta tra luce e tenebre di cui siamo il campo di battaglia, dire sì a ciò che si intravede della luce e abbandonarsi completamente ad essa, per far passare con noi tutti coloro cui manca tale speranza.

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella 2009

Non lasciare nulla, nemmeno un motivo per meritarsi il Nobel*.

Jean Marie Gustave Le Clézio

Quando sarò morto non avrò lasciato niente. Quando avrò reso il mio respiro al freddo, quando avrò reso la mia carne alla terra, quando avrò restituito la mia anima al mondo, non avrò lasciato niente. Non sarò partito. Non sarò in pace. Avrò smesso di sapere, ma in fondo niente sarà cambiato. sarò sempre vivo, sparso nel mondo senza orizzonte, sarò sempre, qui o là, nella lotta per la vita. (..) Avrò aperto il sacco della mia autonomia, allora avrà luogo il movimento soave e sereno dell’osmosi. Mi spanderò.

J.M.G.Le Clézio, L’extase matéreielle, Gallimard 1993

*Per la letteratura, ça va sans dire.