La fatica della relazione con una donna.

Reference  Amedeo Modigliani 011

“Oggi non si cresce, neppure nella propria identità sessuale, perché manca il senso del sacrificio, l’educazione cristiana ai fioretti, alla tensione verso un obiettivo. L’uomo che non tende sta solo con ciò che è in quel momento: ad esempio con la sua disperazione. Per questo può ritenere che cambiare sesso, rimodellarsi in un impeto di ribellione, sia un modo per sfuggire la noia e l’insignificanza.

Relazionarsi significa uscire da se stessi, andare a incontrare l’altro, essere disposti a cercare altrove il completamento; riconoscere che non si basta a se stessi, essere disposti ad affrontare il mistero dell’altro, con tutto quello che comporta il mettersi in ascolto, il regolarsi sulle esigenze, i pensieri, i tempi, la diversità di un altro. Chi va con un trans, non va ‘col diverso’, come si dice, ma con l’uguale, perché ha paura della fatica della relazione. Fatica della relazione con un amico, perché altrimenti cercherebbe nell’amico maschio il sostegno amicale, spirituale che cerca; fatica della relazione con una donna, perché ha paura anche della relazione carnale, perché sa bene che la donna di solito chiede più di quello.

La cultura del sesso disgiunto dai suoi fini, la procreazione e l’affettività vera, è la cultura del sesso come ricerca egoistica dell’io nell’altro, che diviene puro mezzo. A questo punto la donna, ridotta a puro oggetto del desiderio sensuale, diviene intercambiabile, anzi, addirittura, tra gli oggetti erotici, il più banale e scontato. Meglio provarne anche altri. La cultura pornografica crea così consumatori di emozioni, soli con la propria istintività senza guida e senza scopo, cioè sterile, e la sterilità affettiva genera rapporti naturalmente sterili, perché anche l’idea della procreazione spaventa chi, racchiuso in se stesso, teme la relazione”.

Marianna Rizzini, intervista a Francesco Agnoli, Il Foglio, 29 ottobre 2009