Il Nobel per la letteratura: una boiata pazzesca.

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Dunque anche quest’ anno il più grande scrittore del mondo (non segue dibattito) è stato ignorato dall’ Accademia Reale Svedese. Ha vinto Herta Müller (chiii?) confermando la vecchia battuta di Giuseppe Pontiggia. Che era la seguente: «Ogni anno ci sono due premi Nobel per la letteratura: quello dato al vincitore e quello non dato a Jorge Luis Borges».

Così Antonio D’Orrico, seguace e -giustamente- appassionato di Philip Roth sul Corriere della Sera. A prescindere dalla precedenza nella vittoria che chi scrive, personalmente, assegnerebbe a Cormac McCarthy, resta l’impressione, a questo punto suffragata da voci ben più autorevoli, che per vincere il Nobel per la letteratura occorra rientrare non solo in tutti i canoni nel politically correct ma, soprattutto, sia indispensabile ricercare elementi per cui il premiato sia perlopiù ignoto, oscuro, distante. Con questi criteri, se la Corazzata Kotiomkin, Fantozzi_Corazzata_Potemkindi fantozziana memoria, fosse stata recitata in slovacco, con sottotitoli in lingua parsi o in urdu, avrebbe vinto a mani basse il Nobel per il cinema, ovvero il Festival di Venezia o quello di Cannes. Manca solo, nella giuria, la presenza di Guido Ubaldo Maria Ricciardelli.

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