Educazione borghese

Sembra che ogni nuova generazione di giovani sia sempre più suscettibile e sempre più pusillanime e ogni nuova generazione di genitori sempre più disposta a proteggerla e a incoraggiare questa pusillanimità, in un crescendo senza fine. (..)

Questi adolescenti pusillanimi e dispotici non provengono in genere da famiglie emarginate o povere (sebbene, come in ogni cosa, esistano delle eccezioni) ma dalle classi medie e benestanti.

Javier Marìas, NYT e Corriere della Sera

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Il Nobel per la letteratura: una boiata pazzesca.

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Dunque anche quest’ anno il più grande scrittore del mondo (non segue dibattito) è stato ignorato dall’ Accademia Reale Svedese. Ha vinto Herta Müller (chiii?) confermando la vecchia battuta di Giuseppe Pontiggia. Che era la seguente: «Ogni anno ci sono due premi Nobel per la letteratura: quello dato al vincitore e quello non dato a Jorge Luis Borges».

Così Antonio D’Orrico, seguace e -giustamente- appassionato di Philip Roth sul Corriere della Sera. A prescindere dalla precedenza nella vittoria che chi scrive, personalmente, assegnerebbe a Cormac McCarthy, resta l’impressione, a questo punto suffragata da voci ben più autorevoli, che per vincere il Nobel per la letteratura occorra rientrare non solo in tutti i canoni nel politically correct ma, soprattutto, sia indispensabile ricercare elementi per cui il premiato sia perlopiù ignoto, oscuro, distante. Con questi criteri, se la Corazzata Kotiomkin, Fantozzi_Corazzata_Potemkindi fantozziana memoria, fosse stata recitata in slovacco, con sottotitoli in lingua parsi o in urdu, avrebbe vinto a mani basse il Nobel per il cinema, ovvero il Festival di Venezia o quello di Cannes. Manca solo, nella giuria, la presenza di Guido Ubaldo Maria Ricciardelli.

Sesso equo e solidale

Trilly

Anche le amiche di Trilly, la fatina di Walt Disney, sembrano adesso un po’ più zoccole e ammiccanti. Gigi Durham, che si definisce una femminista pro-sex, sostiene che sì, qualcosa è andato storto dopo il 1970: dalla libertà femminile, anche di espressione sessuale, si è andati a finire nel consumismo sessuale, che di nuovo rende le ragazze sottomesse agli uomini. “Dobbiamo considerare la sessualità come un impulso umano che riguarda le relazioni tra le persone e non come qualcosa che crea profitto”. L’effetto Lolita è quindi solo una faccenda di mercificazione, e ancora una volta di non sufficiente consapevolezza. Queste ragazzine sembra sappiano tutto, e invece non basta, bisogna informare ancora e ancora, bisogna parlare di sesso in continuazione, incitarle ad ammettere “che hanno impulsi sessuali”, costringerle ad ascoltare sanissime lezioni di anatomia. Imbottirle di sesso equo e solidale, sperando che, in nome della disobbedienza filiale, decidano di non ascoltare.

Annalena Benini, Il Foglio, 11 ottobre 2009