Qualcuno capace di rendere pieno il vuoto che ho dentro.

Francisco De Zurbaran, Bodegon

Francisco De Zurbaran, Bodegon

“Ci hai fatto per Te, e il nostro cuore è
inquieto, finché non riposa in Te” (cor
nostrum inquietum, donec requiescat in
Te
): è un’altra delle poche frasi di Agostino
che ricordo, metà in italiano e
metà in latino. Me la ripeteva spesso mio
padre, e la parte in latino mi affascina
sempre e mi sembra tuttora che valga
cento milioni di libri e di filosofi. Dice
che l’inquietudine ha un significato: che
è un metodo di conoscenza; che se compresa
porta al riposo; che il nostro cuore
può raggiungere un momento, nell’aldilà,
ma anche nell’aldiqua, in cui l’inquietudine
si ferma, l’agitazione scompare,
il senso di fame e di sete si placa,
e tutto appare improvvisamente chiaro
come per un lampo che illumini la notte.
C’è Qualcuno capace di rendere pieno
il vuoto che ho dentro. C’è il vuoto, sì,
è vero, ma perché c’è Chi lo può colmare.
Questa semplice verità mi è sempre
sembrata di una forza inaudita. Se la
meditassimo tutti i giorni sarebbe sufficiente
a non farci smarrire così spesso
dietro gli inganni i beni transeunti ed effimeri
che spesso eleggiamo a idoli.

Francesco Agnoli, Dentro di me c’è un buco, Il Foglio 10 settembre 2009